Sappiamo che l’attività fisica, esercitata in maniera regolare e costante nel tempo, influisce positivamente su una serie di parametri fisiologici, costituendo una forma di prevenzione di numerose patologie.

Perché sia efficace, però, è necessario che ogni piano di attività fisica segua le seguenti buone norme: deve essere praticata regolarmente, con stimoli adeguati, presentati continuamente nel corso della settimana e non meno di 3 volte, altrimenti non si vedono risultati; deve essere continuativa, con una reiterazione degli stimoli adeguati, per mesi. Il corpo ha tempi di reazione lunghi affinché si modifichi.

Importante è anche un’adeguatezza dello stimolo, con uno stimolo che non superi le potenzialità individuali, più specificatamente, che non elevi eccessivamente la frequenza cardiaca. In tal caso, infatti, si entra in debito di ossigeno e i tessuti, anziché giovarsi dell’attività, entrano in uno stato di sofferenza. Ma lo stimolo, per essere adeguato, non deve neppure essere troppo blando, perché risulterebbe inutile al miglioramento dello stato fisico.  

Attenti poi nella correttezza dell’esecuzione del movimento: gli esercizi di {#allenamento} sono concepiti per sviluppare determinati gruppi muscolari e, per ottenere ciò, il movimento deve seguire regole precise (posizione, tempi di esecuzione, numero di ripetizioni, tempi di recupero…). Tuttavia, poiché il nostro sistema nervoso è programmato per risparmiare energia, se l’esercizio non viene eseguito correttamente, lo sforzo viene distribuito su una molteplicità di muscoli. Ciò diminuisce l’efficacia del lavoro muscolare svolto e può causare danni ad altre aree del nostro corpo.

Tuttavia non dobbiamo dimenticare che lo sport, e soprattutto l’attività agonistica, non sono scevri da effetti collaterali, che vanno tenuti in debita considerazione e, se possibile, prevenuti. Con l’attività fisica, in particolare, aumenta il {#metabolismo} aerobico e si assiste a un incremento della produzione di radicali liberi.

Durante l’esercizio, infatti, il consumo di ossigeno può aumentare fino a 20 volte rispetto alla condizione di riposo e nei muscoli in attività tale incremento può essere addirittura 100 volte superiore. Se da un lato l’aumentato flusso di ossigeno è fondamentale per soddisfare le richieste energetiche, dall’altro fa crescere notevolmente anche la produzione di agenti ossidanti (radicali liberi).

La quantità di radicali liberi prodotti durante uno sforzo è direttamente proporzionale alla durata e all’intensità dell’esercizio e inversamente proporzionale al grado di allenamento di chi lo pratica. Nel soggetto non allenato e in quello sottoposto a un eccessivo sforzo fisico, l’eccessiva produzione di agenti ossidanti causa un danno diretto alla cellula muscolare e contribuisce alla comparsa del classico indolenzimento muscolare post-allenamento. In questo caso, la produzione di radicali liberi supera le capacità di difesa dell’organismo.  

L’allenamento migliora la capacità antiossidante dell’organismo e consente agli atleti allenati di contrastare con maggiore efficienza i radicali liberi prodotti. L’assunzione di antiossidanti sotto forma di integratori è una strategia efficace nel migliorare la performance e lo stato di {#salute} generale dell’atleta.

Per gentile concessione di Antiaging Club, sito nato in collaborazione con AMIA (Associazione Medici Italiani Antiaging) per sensibilizzare gli utenti sulle tematiche dell’Antiaging, inteso come prevenzione di malattie dovute all’invecchiamento e preservazione di salute e bellezza.