Sarebbe troppo facile adesso tirare in ballo le assurde teorie di Don Piero Corsi. Sarebbe, a pensarci bene, come sparare sulla Croce Rossa. Il riferimento è alla triste vicenda della ragazza indiana stuprata, lo scorso 16 dicembre,  da sei ragazzi a bordo di un autobus in corsa per le strade di un quartiere bene di New Delhi.

La giovane studentessa non ce l’ha fatta, ricoverata da due settimane, riportava gravi lesioni cerebrali, una seria infezione polmonare e aveva subito anche un arresto cardiaco. Inutili i tentativi dei medici di tenerla in vita anche attaccata a delle macchine.

Ad aggredirla, colpendola con sbarre di ferro e violentandola per oltre un’ora a bordo del mezzo pubblico, prima di gettarla da quest’ultimo ancora in movimento, erano stati sei uomini. Tra loro anche il conducente del bus. Gli aggressori avevano anche colpito ferocemente il fidanzato della giovane, un ingegnere informatico di 28 anni: i due fidanzati erano saliti sull’autobus per tornare a casa dopo essere andati al cinema.

Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha presentato le condoglianze “a nome di tutta l’India”. Lo stesso ha fatto anche il presidente della repubblica Pranab Mukherjee, il quale ha aggiunto chela giovane, della quale non è stata svelata l’identità, “era una ragazza forte e coraggiosa che ha lottato fino all’ultimo minuto per la sua dignità e per vivere. E’ una vera eroina che simboleggia il meglio della gioventù indiana e delle donne“.

Sonia Gandhi (foto by infophoto), la presidente del partito del Congresso indiano, ha chiesto che si faccia ”rapida giustizia” confermando di essere favorevole a leggi che agiscano in tempi rapidi nei confronti dei colpevoli.