Carolina Picchio, 14 anni, morta suicida con un volo dal terzo piano della sua abitazione di Novara il 5 gennaio 2013. Bella, sorridente, apparentemente felice. L’avverbio è d’obbligo.

La giovane, al primo anno di superiori all’istituto Pascal di Romentino (aveva cambiato liceo nel giro di pochi mesi), si è buttata dalla finestra della sua casa in una palazzina del quartiere Sant’Agabio di Novara dove viveva con il padre, ma sulle cause del suo gesto estremo non si sa nulla. La polizia starebbe ora esaminando una lettera che la ragazza ha lasciato prima di morire.

Su Twitter, nel frattempo, impazza la tempesta e nel giro di 24 ore tantissimi ne parlano: amici, conoscenti, completi sconosciuti.  “#RIPCarolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva. mi aiutate a twittarlo? basta anche un rt grazie”. Questo inizialmente il messaggio lanciato e ritwittato più di 2000 volte, poi qualcuno a lei particolarmente vicino ed evidentemente più informato sui fatti, all’improvviso, cinguetta una parolina magica: bullismo, e si alza il polverone. Finalmente.

L’accusa, non circostanziata, ma molto dura, è sostenuta da più voci: la ragazzina potrebbe aver subito delle pesanti offese da suoi coetanei; alcune fonti giornalistiche parlano di probabili foto aggiunte sui Social Network relative ad una festa, che avrebbero ricevuto commenti tanto pesanti da provocare nella ragazza un senso di vergogna e frustrazione che l’avrebbero portata al suicidio.

Difficile contenere la rabbia: “#RIPcarolina Quanto può essere cattiva la gente per far arrivare una ragazza di 14 anni al suicidio?” (si) chiede @Smile_4ever98 e @LovatosMine attacca: “#ripCarolina Mi auguro con tutto il cuore che quei ‘soggetti’ si sentano talmente odiati e in colpa che abbiano gli stessi istinti di Caro“, mentre @xwanna_smile scrive con amarezza: “Almeno lassù forse ti lasceranno in pace #RIPCarolina” e @tommoslaughx chiosa: “#RIPCarolina perché la gente deve morire? basterebbe un po’ di rispetto“.

Il vero motivo dell’atto estremo di Carolina forse lo conosceremo presto, probabilmente non lo sapremo mai. Una cosa è certa: non si può pensare di lasciar morire un giovane di 14 anni per bullismo. Non si può lasciar soli i ragazzi. I genitori, i docenti, gli adulti in generale, non possono stare con le mani in mano a guardare il proprio futuro cadere giù da una finestra.