Un ragazzo romeno di 19 anni, F.M., è stato arrestato con l’accusa di aver ridotto la giovanissima moglie in schiavitù, vessandola quotidianamente e riservandole le più animalesche violenze per poi costringerla a chiedere le elemosina nei pressi della stazione Termini, a Roma.

Questa notizia raccapricciante, apparsa su diversi quotidiani online, ha messo in luce le brutali violenze che hanno caratterizzato, fino all’intervento delle forze dell’ordine, la vita di una ragazza 15enne apparentemente uguale a tutte le altre e invece vittima di un marito-padrone.

Una volta scoperta la terribile vicenda, la quindicenne ha raccontato agli agenti della Polfer che il marito la minacciava di continuo:

“Se non porto i soldi lui mi taglia la gola, mi picchia con la cinghia.”

La coppia, dopo il matrimonio contratto tre mesi prima con la “benedizione” del padre della ragazzina, viveva in una baracca presso il campo nomadi di Aprilia. Il marito-padrone ogni giorno accompagnava la giovane moglie in stazione, obbligandola a mendicare e a rubare.

Quando i guadagni erano inferiori ai desideri del ragazzo, la quindicenne veniva punita con cinghiate, pugni e addirittura con morsi, come confermato dai medici del policlinico Umberto I.

La ragazzina, salvata dalle violenze del suo aguzzino, ha spiegato alla polizia:

“Ora voglio tornare al mio paese, da mio padre”.