Perché insultare un omosessuale non è reato?“. E’ questa la domanda che tormentava il giovane 21enne che, nella giornata di ieri, 5 gennaio 2014, ha deciso di lanciarsi giù dal settimo piano del palazzo in cui viveva.

E’ accaduto a Roma, in via Casilina, nel quartiere di Torpignattara. Secondo le prime informazioni il giovane avrebbe provato il suicidio una prima volta pochi minuti prima di lanciarsi nel vuoto, ma era stato fermato dalla madre. E’ morto sul colpo sul marciapiede, davanti ai negozi affollati, dopo aver abbattuto i rami di un albero. Da un anno, forse dopo una delusione sentimentale, il ventenne era in cura per problemi di depressione aggravati anche dall’abuso di alcol e stupefacenti, ma la sua omosessualità era stata tranquillamente accettata dai familiari.

L’ennesima morte causata, con ogni probabilità, da disagi legati all’omosessualità o, per meglio dire, alla mancanza di rispetto da parte della società, nei confronti della diversità. L’ennesima morte che si rivela essere una vergogna per noi italiani, ancora incapaci di combattere questo fenomeno, di rendere qualunque persona libera e tranquilla, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità di genere.

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