Finora abbiamo affrontato varie tematiche riguardo la serenità sul lavoro, sottolineando come un ambiente negativo sia deleterio per la psiche più che un periodo di inattività, e parlando di come nella scala delle priorità la conciliazione tra impiego e famiglia sia basilare per migliorare la propria condizione.

Ma questa tanto ambita felicità sul lavoro è effettivamente possibile? O si tratta di un’utopia praticamente irrealizzabile o concessa solo a pochi eletti? Perché, parliamoci chiaro, anche la più redditizia delle professioni può avere i suoi lati negativi, e non sono immuni neanche coloro che operano ai vertici di aziende e imprese.

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A proporre la metodologia giusta per trovare la serenità sul posto di lavoro è Shawn Achor, esperto in psicologia positiva e autore del libro “The Happiness Advantage”, dove racconta gli studi effettuati nelle società a livello mondiale per indagare sulla condizione delle persone occupate.

Leggiamo su Forbes quali sono le sette mosse proposte da Achor per incrementare la felicità in ambito lavorativo, che altro non è che quella gioia che si prova nel momento in cui tentiamo di concretizzare il potenziale che risiede in noi. L’approccio indispensabile per ottenere questo fine è pensare in positivo, valutando gli aspetti positivi di ogni situazione.

“Generalmente crediamo che il lavoro sia incompatibile con la felicità, mentre è il caso di analizzare il nostro modo di pensare al lavoro. Le ricerche dimostrano che le persone che considerano il loro lavoro non come un dovere, ossia come un problema che non fa altro che ridurre il tempo libero a disposizione, ma come una professione sono probabilmente anche le più soddisfatte. Sono proprio loro a dedicare più tempo alla carriera e, normalmente, a ottenere più successo.”

La mente, inoltre và allenata a pensare in positivo soprattutto se si praticano mansioni che hanno a che fare con la risoluzione di problemi aziendali, che a lungo andare portano la psiche a vedere in negativo tutto anche fuori dalla vita lavorativa. In caso di fallimenti, poi, è necessario evitare di prendersela con se stessi e cercare di trovare il nocciolo della questione, da sfruttare per arrivare al successo in futuro.

A questo proposito, avere degli obiettivi irrealizzabili è controproducente, meglio invece individuare un obiettivo raggiungibile e concentrarsi su quello, passando in rassegna tutti i passi che portano progressivamente alla conquista di una meta. Un altro consiglio fa parte della cosiddetta regola dei venti secondi, che raccomanda di avere l’approccio giusto davanti a un ostacolo, o a uno scopo da raggiungere, eliminando tutti i possibili elementi che rendono il percorso più difficile. Un esempio pratico che rende bene l’idea è dato dalla dieta, che si riesce a seguire molto meglio se si allontanano dalla vista i cibi più pericolosi, tenendo a portata di mano frutta e verdura.

Bisognerebbe, infine, modificare anche un altro atteggiamento tipico di chi non si accontenta mai, evitando di gioire per un traguardo conseguito perché inizia subito a pensare a un altro progetto da realizzare. Il comportamento giusto, invece, sarebbe non lasciare la felicità in sospeso, rendendone partecipi anche gli altri colleghi che hanno contribuito a questo successo lavorativo.