Tempi duri per l’informazione in Rai. Dopo il discusso abbandono di Michele Santoro e le dimissioni di Maria Luisa Busi, la Rai è stata travolta da accese polemiche: la libertà di stampa e d’opinione sono i due temi caldi degli ultimi giorni. Maria Luisa Busi come Michele Santoro: due personalità e due stili di conduzione ovviamente diversi, ma accomunati dalla volontà di proteggere la libertà dell’informazione, ultimamente messa a dura prova sia dai piani alti Rai che dai direttori dei telegiornali, Augusto Minzolini su tutti.

Santoro ha deciso di lasciare il suo Annozero proprio per l’impossibilità di portar avanti un programma di informazione che, invece di essere considerato il fiore all’occhiello del servizio pubblico, viene trattato alla stregua di una cellula terroristica: non è un caso, infatti, che la messa in onda non è mai stata certa di puntata in puntata. La Busi, in egual modo, ha lasciato il TG1 perché messa alle strette dal proprio direttore, il quale ha imposto scelte editoriali che poco hanno a che fare con l’indipendenza degli organi informativi e dei giornalisti.

Linea editoriale che ha portato, negli ultimi mesi, all’omissione di informazioni di rilievo per lo spettatore: dopo la famosa “assoluzione” di Silvio Berlusconi nella vicenda Mills, l’ultima vittima illustre del TG1 è l’attore Elio Germano. Durante il discorso di ringraziamento per la vincita nella categoria “Migliore Attore” al Festival di Cannes, il giovane ha lanciato una riflessione sulla classe dirigente italiana:

Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano sempre al cinema di parlare male della nostra nazione, dedico questo premio all’Italia. E agli italiani, che fanno di tutto per rendere l’Italia un paese migliore, nonostante la loro classe dirigente.

Il TG1 versione Minzolini, tuttavia, ha mandato in onda l’intervento di Germano senza audio. Si tratta di una forma di censura verso un commento di certo polemico, ma soprattutto scomodo per il mondo politico. Il telegiornale dell’ammiraglia Rai ha tentato di giustificarsi dalle accuse di censura, senza però riuscirci in modo convincente. La frase dell’attore non sarebbe stata censurata, così come sostiene Vincenzo Mollica, ma solo interrotta perché equivoca nei confronti della classe politica: il TG1 avrebbe quindi optato per la lettura della frase incriminata da un’agenzia di stampa.

Nel frattempo, un altro dei giornalisti Rai è sul piede di guerra. Si tratta di una delle personalità più stimate del servizio pubblico: Milena Gabanelli. La conduttrice di Report ha voluto schierarsi contro la cosiddetta “Legge Bavaglio“, il provvedimento che impedirà ai pubblicisti di svolgere giornalismo investigativo. La discussa legge, in via di approvazione, vieterà alle testate di divulgare notizie sugli indagati prima che sia iniziata l’udienza preliminare, solitamente 2-3 anni dopo la scoperta del reato. I pubblicisti, inoltre, non potranno filmare e documentare eventi senza il consenso esplicito degli interessati: questo significa che, per fare un esempio, un reporter non potrà informare il pubblico sulle condizioni di lavoro in un cantiere abusivo o indagare sulla malasanità. Come sottolinea la Gabanelli, la quale invita i telespettatori a protestare nelle sedi competenti, i pubblicisti sono una categoria molto diffusa in campo televisivo: più della metà dei collaboratori di “Report” sono pubblicisti, così come i giornalisti de “Le Iene” e gli inviati di “Exit”.