La tendenza è ormai chiara e assodata da alcuni anni, lo sanno benissimo gli addetti ai lavori e gli stessi appassionati: lo sport in televisione, specie il calcio, sta diventando merce sempre più cara e, continuando di questo passo, per le emittenti gratuite sarà sempre più difficile riuscire a proporlo, o almeno a proporre i grandi eventi.

Già dal mondiale in Germania di quattro anni addietro la Rai non era riuscita a trasmettere tutte le partite, cedendone una gran parte in esclusiva a SKY, esattamente come accaduto la scorsa estate con il mondiale in Sudafrica, mentre è di qualche settimana fa la notizia di un abbandono (poi parzialmente ritrattato) dell’asta per l’acquisto dei diritti televisivi della Champions League, quei diritti che che SKY si è aggiudicata per la quasi totalità delle gare giusto alcuni giorni fa.

I diritti costano e la Rai, in preda a una crisi economica molto forte, deve fare bene i conti, tagliando dove possibile con lo scopo di ottimizzare gli investimenti. Per questa ragione, dalle parti di Viale Mazzini sembrano orientanti a tagliare il budget riservato proprio allo sport, come ha dichiarato lo stesso presidente Paolo Garimberti nel corso della presentazione del libro “Roma 1960, le Olimpiadi della TV”:

Il pericolo di non essere più in grado di adempiere i nostri doveri di servizio pubblico per quanto riguarda gli eventi sportivi è reale. Non si riescono più a sostenere i costi, ma non dobbiamo rassegnarci a questa situazione perché Olimpiadi e Nazionale di calcio devono essere eventi accessibili a tutti.

Quello di Garimberti è quindi un vero e proprio avviso, che pur non escludendo del tutto l’abbandono di una parte della mission del servizio pubblico, getta più di un dubbio su quanto potrà offrire in futuro la Rai per quanto riguarda lo sport.

Insomma, detto in altre parole, quel poco che la Rai offre oggi potrebbe scomparire del tutto un domani, specie se continuerà la tendenza al rialzo del costo dei diritti, al punto (nemmeno tanto improbabile poi) che lo sport di alto livello arrivi a diventare contenuto esclusivo delle pay TV, le uniche ad avere il potere economico per poter affrontare la spesa per l’acquisto dei diritti e per sostenere i costi di produzione.

Saranno in molti, specie tra gli appassionati di sport, a chiedersi se la Rai faccia bene a tagliare proprio questo tipo di eventi lasciando spazio, ad esempio, a reality e a manifestazioni canore (ogni riferimento a Sanremo è chiaramente voluto) i cui budget sono spesso abbastanza sostanziosi e che non sempre hanno molto a che vedere con la definizione di servizio pubblico.

In questo caso, però, è bene sottolineare che la Rai ha di fatto smesso di essere servizio pubblico da una ventina d’anni a questa parte, preferendo seguire regole e interessi da TV commerciale a tutti gli effetti, ragion per cui appare plausibile la scelta di investire nei reality e nelle manifestazioni cui accennavamo prima, le quali indiscutibilmente portano ascolti e, con questi, introiti dal punto di vista delle inserzioni promozionali.

In futuro, quindi, potremmo anche non vedere la partita di Champions League del mercoledì sulle reti Rai, o potremmo non vedere la Formula 1 o le performance degli atleti Azzurri alle Olimpiadi, con il rischio di veder saltare perfino le partite della Nazionale di calcio, proprio perché i grandi eventi costano tanto. Sarà la scelta giusta per una TV pubblica? Difficile dirlo, ma di certo lo sarà per far quadrare i conti in rosso disastrati dai quotidiani sperperi di un’azienda finanziata con i soldi dei cittadini e gestita “all’italiana”.