Il satellite UARS subisce un rallentamento in fase di discesa e si sposta, così, il periodo finestra per l’impatto dei suoi detriti al suolo: il picco dovrebbe avvenire tra l’una e le 5 della prossima notte, anziché alle 23.30 come inizialmente preventivato. Cambia anche la possibile traiettoria che, liberando dalla paura la Val D’Aosta e parte del Piemonte, si concentrerà sul Nord-Est. La probabilità che centri abitati possano essere colpiti dalla pioggia di rottami si abbassa dall’1,5 allo 0,9%.

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Secondo quanto riporta l’agenzia Adnkronos, le zone di maggiore allerta sarebbero quelle delle provincie autonome Trento e Bolzano, tutte quelle del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, l’intera Lombardia con particolare riferimento a Brescia e Sondrio. Teoricamente esclusi, ma non ancora al sicuro, Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria ed Emilia Romagna.

In alcuni comuni, in particolare quelli delle regioni più a est, si sarebbe fermata per precauzione la circolazione dei mezzi pubblici durante la notte, mentre sarebbero state già allertate autorità e organizzazioni per gli eventuali soccorsi. Si tratta, tuttavia, di una semplice prassi perché, come assicura la Protezione Civile, il rischio di incidenti è davvero esiguo. Per evitare la remota ipotesi che un frammento colpisca un edificio, le autorità continuano a consigliare di soggiornare nei piani più bassi della casa e, in caso di scontro, di posizionarsi sotto l’arcata delle porte poste sui muri portanti. Impossibile, tuttavia, giocare d’anticipo rispetto a un eventuale impatto, perché la caduta dei detriti, alcuni dei quali oltre i 60 chili di peso, non sarebbe visibile dalla Terra. Sempre la Protezione Civile, poi, ricorda come i rottami potrebbero essere tossici per l’espulsione di idrazina, quindi è consigliabile non avvicinarsi a più di 20 metri da qualsiasi frammento al suolo.

Parole dure invece dal CICAP, che accusa i media di allarmismo eccessivo, intervenendo però in deciso ritardo rispetto alla propagazione di rumor catastrofici, ormai impossibile da contenere:

«Come al solito, i nostri media non hanno perso l’occasione per fare un po’ di allarmismo. Nell’allarme c’è un pizzico di verità, ma le cose vanno precisate meglio. Prima di tutto, l’Italia è solo uno dei molti paesi su cui potrebbero cadere i frammenti: la proiezione a terra della possibile traiettoria di caduta è una striscia lunga decine di migliaia di chilometri, per la grande maggioranza in altre nazioni. Non a caso la probabilità che i detriti cadano proprio in Italia è stimata dalla stessa Protezione civile intorno all’1,5%. La probabilità calcolata della Nasa che i detriti cadano su zone abitate è piuttosto bassa, 1 su 3200. Questa non è la probabilità che un singolo essere umano sia colpito dai frammenti: questa si ottiene moltiplicando il numero per la popolazione terrestre ed è qualcosa come uno su ventiduemila miliardi».

Fonti: Adnkronos, RaiNews, Agi.