La regina Rania di Giordania è un esempio ammirevole di donna che ha saputo declinare il proprio potere e la propria immagine (nel 2005 è stata considerata dalla rivista inglese Harpers and Queens come la terza donna più bella al mondo) per il bene della collettività; lo ha fatto, e continua a farlo, con quell’understatement di cui solo le grandi personalità, scevre da ogni intento di ricerca di celebrità, popolarità e fama, posseggono.

Al contempo il suo stile low profile, sempre discreto e mai sopra le righe, non si è tradotto in un mero politically correct retorico e stantio: Rania, infatti, è una delle rare voci femminili del mondo mediorientale ad essersi espressa (diplomazia permettendo) a chiare lettere per i diritti delle donne in quell’area del mondo.

Ne è una riprova la sua recente visita presso la scuola di Harlem, a New York: si tratta di un istituto finanziato da un’associazione senza scopo di lucro, e frequentato da 420 allieve provenienti da questo difficile quartiere della grande mela. L’istituto scolastico ha in questi anni raggiunto certamente ottimi risultati, visto che il 98% delle ragazze che lo hanno frequentato sono state poi ammesse al college.

Quando uscirete da questa scuola voglio che vi ricordiate delle ragazze dei Paesi in via di sviluppo: lottate per loro, alzate la voce per tutte le ragazze che non possono. Sostenete le donne a stare a testa alta, siate forti e ispirate le altre ad esserlo

Sono state queste le parole pronunciate nel suo discorso davanti ad alunne e insegnanti, dalla regina Rania, madre di quattro figli e da sempre impegnata in progetti umanitari, soprattutto quelli legati ai diritti delle donne e dei bambini: dal 1997 è “difensore emerito dell’infanzia” per l’Unicef, e da allora si sta battendo con energia per un accesso equo dei bambini all’alfabetizzazione.