Il regista Alessandro Angelini, dopo “L’aria salata” torna a parlare nuovamente di un rapporto tra padre e figlio. In “Alza la testa“, con Sergio Castellitto, racconta di Mero, padre di un figlio diciassettenne che si chiama Lorenzo, interpretato da Gabriele Campanelli.

Mero è un operaio che lavora in un cantiere navale a Fiumicino, i due vivono soli dopo l’abbandono della madre che Mero tenta in ogni modo di non far rientrare nella vita del figlio. Il rapporto padre figlio ad un certo punto della narrazione si andrà ad incrinare, quando il padre verrà sostituito come allenatore, e allo stesso tempo Lorenzo si innamorerà di una ragazza rumena.

Mero pretenderà dal figlio di evitare distrazioni con le donne per concentrarsi solo sulla boxe, e in ogni modo impedirà loro di frequentarsi. Il padre è ossessionato dal desiderio di far diventare Lorenzo un pugile professionista, cosa che anni prima non è riuscita a Mero.

La prima parte del film è davvero ben fatta, la pellicola non annoia, ma la pecca di Angelini è quella di infilare in rapida sequenza troppi colpi di scena, questo impedisce al film di avere uno sviluppo narrativo completo, lasciando davvero troppe cose in sospeso, abbandonando molti temi e linee narrative presenti in tutta la prima parte del film.

Sono davvero troppi gli argomenti che Angelini vuole trattare e che non possiamo analizzare per non guastare la visione del film. Della pellicola va comunque detto che Angelini dirige davvero bene tutta una prima parte, bravissimi sono gli interpreti su tutti come al solito Castellitto, peccato per la seconda parte del film.