Arriva nelle sale venerdì 19 novembre la commedia italiana “Dalla vita in poi” diretto da Gianfrancesco Lazotti con Filippo Nigro (“Le fate ignoranti”, “Oggi Sposi”) e Cristiana Capotondi (“Ex”, “La Passione”). Il film è stato premiato al Festival di Taormina come “miglior film” e “miglior attori” ai due protagonisti principali, e ha vinto al Montreal World Film Festival 2010. La storia, ispirata a una storia vera, si ambienta nel carcere di Rebibbia.

Rosalba (Nicoletta Romanoff) ama Danilo (Filippo Nigro), un ragazzo condannato a trenta anni di carcere per omicidio. Lei decide di scrivergli ogni giorno una lettera d’amore, e per farlo chiederà aiuto alla sua miglior amica, Katia, che è costretta a vivere su una sedia a rotelle. Quando Rosalba s’innamorerà di un altro, Katia svelerà la verità a Danilo e inizieranno una relazione amorosa che li porterà al matrimonio. Grazie a questa unione e al grande amore di Katia, Danilo cambierà e diventerà una persona migliore.

“Dalla vita in poi” è la storia in chiave moderna del più noto “Cyrano de Bergerac“, attualizzato nella società moderna. Il film presenta però molte debolezze.

Dalla trama ai personaggi, dai dialoghi alla fotografia, il regista sembra alla ricerca di un suo timbro registico che non arriverà mai. Così l’originalità manca, come risulta piatta la sceneggiatura e l’intera pellicola a fatica arriva a un finale estremamente scontato.

La pellicola descrive un triste quadro di un sistema carcerario, quale quello italiano, degradato e senza futuro, dove il direttore si lascia ricattare facilmente e i secondini sembrano degli imbranati capitati lì per caso. Lo stesso Pino Insegno, nel ruolo del comandante dei secondini, nonostante il ciglio da cattivo e una cicatrice sul labbro inferiore, non riesce a convincere, divenendo barzelletta di se stesso.

La stessa trama langue: un amore sofferto e complesso attraverso le sbarre di una prigione si riduce a qualche fotogramma tra le lenzuola in camera da letto e a qualche bigliettino rubato. I dialoghi sono senza mordente, i personaggi appena abbozzati.

La Cristiana Capotondi come Nicoletta Romanoff sono per la maggior parte della pellicola in lingerie intima, esclusivamente per la gioia del pubblico maschile.

Se “Dalla vita in poi” è un emblema della commedia italiana, questo sicuramente significa che il cinema italiano è in stato di sofferenza acuta.