Le ultime 56 ore” è un action, drammatico film diretto dal regista romano Claudio Fragasso (“Palermo – Milano solo andata”, “Milano – Palermo: il ritorno”), che è uscito al cinema venerdì.

Il regista Fragasso ritorna al cinema con un nuovo film denuncia per una storia di quotidiana follia tra tanta azione, suspense e polemiche tristemente attuali.

Scritto da Rossella Drudi, il film vede la partecipazione di Barbora Bobulova, Gianmarco Tognazzi e Luca Lionello.

Kosovo 1994: un gruppo di parà italiani, comandati dal Colonnello Moresco, sopravvivono per miracolo a un agguato. Ritornati a casa, però, devono combattere un’altra guerra, più letale e personale: la leucemia. A causa dell’uranio impoverito utilizzato nei Balcani, infatti, molti soldati si sono ammalati.

Tra i militari ammalati c’è anche il marito della dottoressa Sara Ferri, fedele amico di Moresco. La Dottoressa Ferri per non veder più soffrire il marito decide di somministrargli una dose mortale. Così il colonnello, insieme ai suoi uomini decidono di occupare l’ospedale. L’unica richiesta che hanno è di far emergere la verità sulle implicazioni fra l’uranio impoverito utilizzato nei teatri di guerra e la proliferazione dei tumori nell’esercito italiano.

Intanto nella stessa città vive anche il Vice Questore aggiunto, Paolo Manfredi, negoziatore, esperto psicologo e astuto poliziotto. Manfredi è separato dalla moglie Isabella e ha una figlia Valentina, un’adolescente molto matura per la sua età. Isabella è malata di leucemia e il giorno in cui decide di andare in ospedale si ritrova sequestrata dal colonnello Moresco. Così il destino dei due uomini, Moresco e Manfredi, s’incrociano per un tragico destino.

Riprendendo il linguaggio narrativo dei film polizieschi italiani degli anni Settanta e quelli degli action movie americani, il regista Fragasso con uno stile tutto suo riesce a confezionare una storia potente e profonda.

Il regista tocca molte tematiche interessanti: dall’uranio impoverito all’eutanasia, per raccontare alla fine come uomini diversi siano uguali nella sofferenza di un male incurabile.

Alcune lacune o disattenzioni però sono presenti nella sceneggiatura. Queste non inficiano lo sviluppo del film né ridimensionano l’importanza della pellicola stessa, però per una corretta informazione necessita specificare che l’uranio impoverito, che nel film causa la leucemia, in realtà causa il linfoma di Hodgkin. Il risultato non cambia, poiché in entrambi i casi, sia i militari che i civili che abitano le zone di guerra, muoiono.

Coinvolgente ed emozionante, Fragasso riesce ancora una volta a regalare un importante prodotto cinematografico di denuncia e di polemica ma anche di insolita bellezza.