Simon Konianski” è il secondo lungometraggio del regista Micha Wald che uscirà al cinema il 9 aprile.

Reduce dai successi per il suo cortometraggio “Alice et moi” (2004), il regista, Micha Wald, acclamato al 60esimo Festival di Cannes, ritorna sul grande schermo con un ironico road movie, tra il Belgio e l’Ucraina, in compagnia di una pittoresca famiglia ebraica.

Simon ha 35 anni, eterno Peter Pan, una laurea in filosofia e poca voglia di lavorare. Appena lasciato dalla moglie con un bambino di 6 anni, Simon ritorna a vivere a casa dell’anziano padre, ebreo credente e professante.

Dopo la scomparsa prematura del padre, Simon, suo figlio e una coppia di anziani zii si avventureranno in un rocambolesco viaggio dal Belgio all’Ucraina per realizzare l’ultimo desiderio del defunto: essere seppellito accanto alla prima moglie di cui lo stesso figlio ne ignorava l’esistenza.

“Simon Konianski” è una commedia agrodolce, con alcune divertenti gag, che fa un po’ il verso sia a Woody Allen che ai fratelli Cohen.

Il regista Wald affronta, in modo ironico e grottesco, lo scontro generazionale tra due modi diversi di essere ebreo, quello datato e tradizionalista dei padri, ossessionati dalla shoah, devoti ai propri rabbini e intransigenti nei confronti del cambiamento e quello più distaccato e dissacrante dei più giovani, che cercano di affrontare la realtà con meno pregiudizi e più pragmatismo.

In chiave ironica, intramezzata da vivaci ritmi cubani, il regista Wald racconta anche gli orrori dell’Olocausto, gli atroci ricordi dei sopravvissuti ai Campi di sterminio, ma anche degli ebrei dell’Est europeo, delle tradizioni e dei pregiudizi antichi.

Il mondo ebraico, con la sua storia e le sue tradizioni, è molto complesso: dal punto di vista cinematografico molti registi, da Woody Allen a Steven Spielberg, hanno affrontato vari temi legati al mondo ebraico, così come molti scrittori come Chaim Potok.

Il regista Wald cerca, senza riuscirci, di ironizzare su temi troppo complessi e profondi.

Lo scimmiottare i grandi registi, come i fratelli Cohen o Woody Allen, non garantisce il successo di un’opera cinematografica. Il regista Wald cerca di assomigliare ad altri grandi cineasti, cadendo nel ridicolo e nella superficialità.