Fresco vincitore della Palma d’Argento a Cannes, arriva finalmente in Italia “Il nastro bianco”, l’ultima produzione del regista Michael Haneke.

La storia è ambientata nel 1913, in un villaggio protestante a nord della Germania, in primo piano c’è l’educazione e la formazione, il film esaspera questo concetto, lo porta all’estremo: c’è il figlio di un pastore che viene frustato sulle mani perché sospetto di masturbazione, c’è un medico vedovo colpevole di incesto sulla figlia 14enne, sempre il dottore nel frattempo umilia e insulta l’infermiera-amante che lo assiste.

Il film è davvero bello, la fotografia più di una volta rimanda a Bergman, la storia si sviluppa nel periodo dell’imminente primo conflitto mondiale, il regista cerca di farci comprendere che a volte per ricominciare la via più breve è rappresentata dalla distruzione, che è qui simboleggiata dall’imminente conflitto.

Il finale del film è sospeso attraverso l’utilizzo di una dissolvenza esattamente come l’inizio; l’orizzonte è pieno di nebbia sembra suggerirci Haneke.