Fenomeni paranormali contro scienza: ecco il filo conduttore di {#Red Lights}, il nuovo film scritto e diretto da Rodrigo Cortès, regista spagnolo che ha debuttato sul grande schermo nel 2007 con Concursante, il primo lungometraggio dopo diverse produzioni nel mondo del corto. La terza pellicola arriva in Italia a quasi due anni esatti da Buried, thriller claustrofobico con {#Ryan Reynolds} che gli ha fatto guadagnare l’interesse da parte della critica e del pubblico amante del genere.

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Per Red Lights, Rodrigo Cortès ha scelto Sigourney Weaver e Cillian Murphy, nei panni di studiosi universitari alle presi con i presunti fenomeni occulti che riempiono le pagine dei giornali e riuniscono pletore di folle adoranti facendo guadagnare fior di quattrini a sedicenti maghi e possessori di poteri extrasensoriali, proprio come la pietra miliare del cinema internazionale {#Robert De Niro}. Tra i comprimari figurano invece Toby Jones e Joely Richardson, accompagnati dalla giovane ma già apprezzata Elizabeth Olsen.

Margareth Matheson (Weaver), psicologa, e Tom Buckley (Murphy), fisico e aiutante della professoressa, sono entrambi studiosi nel campo del paranormale. Con il ritorno improvviso di Simon Silver (De Niro), medium tornato alla ribalta dopo un’improvvisa e inspiegabile scomparsa avvenuta trent’anni prima, i due si ritrovano tra le mani uno dei casi più scottanti di tutti i tempi. Saranno alcuni episodi scientificamente inspiegabili a spingere Tom ad approfondire la conoscenza dei poteri occulti che lo circondano.

Esiste davvero un mondo fatto di poteri magici e razionalmente incomprensibili? Ha senso credere in una vita dopo la morte o è solo un mezzo per poter affrontare più serenamente il distacco dai propri cari? Cortès lancia questi e altri quesiti per creare la base della sua nuova pellicola, giocando con alcuni dei temi più controversi rivisitati in chiave pseudoscientifica, proprio come le accurate indagini portate avanti dai suoi due protagonisti.

Nonostante le premesse interessanti, non passano inosservati alcune lacune nello script che diventano sempre più evidenti nella seconda parte della pellicola, in concomitanza con un ritmo più serrato e una narrazione più concitata. Neanche Robert De Niro riesce a risollevare le sorti della pellicola davanti ad alcune trovate decisamente poco allettanti, infarcite di stereotipi fin troppo sfruttati che, sul finale, danno il colpo di grazia alle quasi due ore di film.

È decisamente poco riuscita e particolarmente caotica la terza fatica di Rodrigo Cortès che, non senza una certa delusione, si lascia alle spalle un prodotto poco riuscito dopo l’ambizioso successo di Buried nonostante il budget da grande produzione e un cast di tutto rispetto. Abbagliato dall’allettante occasione, lo spagnolo si è lasciato sfuggire le caratteristiche che ne avevano fatto una promessa di tutto riguardo, rivelandosi una piccola delusione proprio come il pubblico di maghi e medium davanti ai trucchi svelati dai due studiosi.