I social network sono diventati una delle piazze più importanti per il voto. Lo confermano le ultime elezioni amministrative e, in particolare, il ballottaggio di Milano: l’accanimento del centrodestra contro Giuliano Pisapia ha avuto l’effetto contrario di farlo diventare un idolo della Rete e, con tutta sicurezza, questo ha contribuito a renderlo il nuovo sindaco del capoluogo lombardo. Non stupisce, perciò, che anche per i referendum del 12 e 13 giugno Facebook sia diventato luogo di dibattito, ma anche di scontro.

Galleria di immagini: Referendum Acqua Pubblica

I social network hanno al caratteristica di garantire una democrazia teoricamente letterale, data la capacità di consentire a ogni iscritto di esprimere liberamente la propria opinione, ma anche di enfatizzare i toni e trasformare un dovere cittadino in un arma politica. E con la carenza informativa degli ultimi giorni, in particolare delle reti TV, ad approdare per primi sugli accesi lidi di Facebook sono stati i “comitati pro Sì” guidati dagli schieramenti di sinistra, i quali hanno sapientemente catalizzato l’attenzione degli utenti con gruppi, eventi ad hoc e immagini pro voto, alcune di queste riportate in gallery.

I simpatizzanti di destra non sono stati di certo a guardare e, con un incomprensibile ritardo così come accaduto per le amministrative, sono finalmente sbarcati sul mondo online di Mark Zuckerberg. Sono diverse le pagine create nelle ultime ore e tutte mirano ad uno stesso obiettivo: incentivare l’astensionismo per boicottare il quorum. La ragione è presto spiegata: votare “No” alle urne contribuisce al raggiungimento della soglia del 50% +1, fatto questo non gradito dai rappresentanti della maggioranza di Governo perché potenzialmente nefasto per le sorti della legge sul legittimo impedimento.

In una nazione dove il dovere al voto fatica ad essere recepito dalla popolazione, non vi è niente di più facile che ammaliare gli indecisi con le calde spiagge di giugno. Ecco, perciò, che su Facebook appaiono le più svariate note e le più curiose immagini, tutte unite dallo slogan “Referendum: io vado al mare“, oppure i video storici in odor di salsedine, come “Stessa spiaggia e stesso mare”, “Tutti al mare”, “The Summer is Crazy”, “Pinne, fucile ed occhiali”, “Tropicana”, “Disco Samba” e chi più ne ha più ne metta. E non mancano nemmeno le liste dei tour operator più economici per organizzare una gita fuori porta. Più che sulle ragionate motivazioni, condivisibili o meno, all’astensione, sembra proprio che si cerchi di far leva sull’ineliminabile inclinazione italiana a preferire la baldoria alle responsabilità. E c’è anche chi cerca di conquistarsi i disinformati, affermando che lo Stato conteggerà le astensioni al pari dei voti “No”. Vale la pena di ricordare che l’astensionismo, per quanto legittimo, non è ovviamente considerato come una croce sulla scheda elettorale, ma semplicemente come un’indicazione di disinteresse degli elettori sul tema trattato.

Decisamente più solidi gli interventi dei gruppi che si schierano esplicitamente sui temi specifici del referendum, come il “Sì al nucleare” o il “Sì all’acqua privata“, dove i partecipanti si impegnano a spiegare le loro opinioni motivandole con eventuali studi, ricerche scientifiche e senza scadere in clima da villaggio turistico.

In entrambi i casi, si tratta di prese di posizione che potrebbero far storcere il naso a qualcuno, ma di cui non si può mettere in discussione la legittimità. È la natura di Facebook: permettere a tutti di esprimere la propria opinione, anche con modalità sui generis.