Siamo agli sgoccioli: pochissimi giorni e si apriranno le urne e saremo chiamati a votare sui 4 quesiti referendari. I principali partiti ed esponenti politici sono alle prese con le rispettivi dichiarazioni di voto o “non” voto. Nel caso di Umberto Bossi e Gianfranco Fini si parla di visioni diametralmente opposte.

I due ormai ex alleati dimostrano sempre più la loro incompatibilità, questa volta attraverso la manifestazione della propria intenzione di recarsi o meno alle urne. Nessun dubbio per entrambi: il leader del carroccio non si recherà a votare, mentre andrà alle urne il Presidente della Camera. Pur affermando di non avvalersi del suo diritto al voto, Umberto Bossi lascia liberi i suoi fedelissimi di agire secondo coscienza, così come in sostanza ha fatto lo stesso Silvio Berlusconi con gli elettori Pdl.

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In linea invece con la posizione del Presidente della Repubblica quella di Gianfranco Fini, che ha parlato di “dovere civico” riguardo al recarsi alle urne per il voto:

“Condivido la posizione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che sul referendum ha detto di essere un cittadino che ha sempre fatto il proprio dovere”.

Mentre dal centrodestra si invoca al contrario “il diritto all’astensione“, le prime conseguenze della libertà di scelta offerta da Bossi sono le dichiarazioni dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti e del presidente della regione Veneto Luca Zaia, entrambi sicuri votanti. Inviti al voto che arrivano anche da Terzo Polo, Casini e Rutelli.

Chiaramente favorevoli Di Pietro, Vendola e Bersani, sostenuti in questa occasione anche dal Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Dichiarazioni pro-referendum anche dal segretario CGIL Susanna Camusso:

“I referendum sono un’occasione per il Paese per cambiare il suo futuro”.