La decisione della Cassazione sul referendum nucleare, ovvero il trasporto del vecchio quesito sulle nuove norme della legge Omnibus, non ha visto i favori della maggioranza di governo. Il Pdl, fautore del ritorno al nucleare italiano, è subito passato al contrattacco con la reazione scioccata del ministro Paolo Romani, quella delusa di Stefania Prestigiacomo e l’invito all’astensionismo di Mauro Parolini.

L’obiettivo del partito di Silvio Berlusconi è ora quello di non far raggiungere il quorum, forse perché una mobilitazione in massa della popolazione alle urne potrebbe comportare il rischio dell’abolizione del “legittimo impedimento“, la norma che l’opposizione ha definito come “salva-Premier” dai vari processi pendenti sulla sua persona. Gli esponenti del Pdl si sono quindi affrettati a rilasciare dichiarazioni di voto precise sui media, come nel caso di Mauro Parolini, consigliere regionale lombardo, ai microfoni del TGR Lombardia:

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“Per i referendum non è obbligatorio andare a votare, quindi a chi vuole mantenere in vigore queste leggi noi consigliamo di non andare a votare, perché nei referendum chi non vota esprime un’opinione chiara, e cioè il desidero di non cambiare le leggi in vigore”.

Si tratta di un’informazione forse fuorviante. L’astensionismo non è l’espressione di un voto vero e proprio, ma semplicemente un metodo per evitare il raggiungimento del quorum non solo sul quesito nucleare, ma anche sull’acqua pubblica e il legittimo impedimento. È proprio per questo che lo strumento referendario prevede le due opzioni di voto favorevole e contrario, in modo da raccogliere tramite una metodologia inequivocabile le opinioni degli elettori. Effetto, quest’ultimo, non garantito dall’astensionismo, il quale rileva solamente l’eventuale disinteresse, o confusione, degli elettori in merito alla materia referendaria trattata.

Nel frattempo, emergono le prime dichiarazioni indignate del Pdl in merito alla decisione della Cassazione. Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha fatto sapere di essere preoccupata per il futuro dell’Italia perché, a suo dire, l’unica alternativa al nucleare è il petrolio:

“Dobbiamo dire la verità ai cittadini: oggi l’alternativa al nucleare non sono le rinnovabili ma il petrolio. Speriamo, grazie all’evoluzione tecnologica, che in un domani prossimo si possa davvero far fronte con le rinnovabili alla quantità di energia che il Paese richiede”.

La stessa Prestigiacomo, tuttavia, si dimostra in controtendenza con le dichiarazioni di Parolini e auspica la libertà di voto:

“Indipendentemente dalle questioni tecnico-giuridiche derivanti dalla decisione della Cassazione, che di fatto ha mutato il quesito referendario, è innegabile che il significato politico di questa consultazione è un sì o un no al nucleare in Italia per i prossimi 5 anni e mi batterò perchè il Pdl si pronunci per la libertà di voto”.

Il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, invece, è apparso scioccato e ha quindi lasciato trasparire un certo sdegno, tacciando la Cassazione di aver fatto ricorso a una sentenza politica:

“La decisione della Cassazione è assurda, il quesito referendario è paradossale. Il nuovo quesito abroga una norma che non prevede le centrali nucleari. L’altro fatto, ancora più grave, è che noi abbiamo previsto di definire in futuro la nuova strategia energetica con un riferimento implicito alle rinnovabili. Pure questo punto verrebbe spazzato via. […] A voler pensar male sembra più una sentenza politica che la decisione di un organo che doveva valutare tecnicamente la legittimità o meno di un referendum”.