Risultati stupefacenti per il referendum nucleare in Sardegna. Questa mattina vi avevamo informato sull’affluenza record alle urne dell’isola, ora le prime proiezioni prospettano un risultato schiacciante: i “” hanno raggiunto quota 98%, segnando quindi l’inequivocabile volontà del popolo sardo di rinunciare definitivamente al nucleare.

Le sezioni scrutinate sono ora al 25% ma, secondo gli esperti, non vi dovrebbero essere grossi cali di percentuale da qui alla chiusura delle operazioni di spoglio. Con il 98,14% delle preferenze contro il nucleare, la regione sarda potrebbe davvero segnare l’indice dell’orientamento nazionale per i prossimi referendum del 12 e 13 giugno.

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Il risultato della Sardegna, così come tiene a precisare il WWF, sarebbe indice della volontà dei cittadini di svincolarsi dalle decisioni del Governo, il quale aveva poco velatamente caldeggiato l’ipotesi dell’astensionismo aiutato dal silenzio dei media televisivi, i quali non hanno fornito alcuno spazio informativo alla tornata referendaria.

“Il raggiungimento del quorum per il referendum sul nucleare in Sardegna è una vittoria per la democrazia. Sia di buon auspicio per la consultazione nazionale del 12 e 13 giugno. Sono stati così smentiti quanti hanno provato a delegittimare lo strumento referendario affermandone l’inutilità legata alla presunta impossibilità di raggiungere il quorum. Oggi il risultato che arriva dalla Sardegna smentisce questi nemici della democrazia”.

In più occasioni il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva affermato la propria certezza del supporto dei cittadini sardi e del resto d’Italia, sottolineando come dal 1987, anno del primo Referendum Nucleare, l’opinione della popolazione su questo approvvigionamento di energia fosse radicalmente mutata. Questi dati, tuttavia, smentiscono seccamente il Premier, indicando come non solo il nucleare non sia gradito, ma come ancora le paure legate ai disastri ambientali, Chernobyl prima e Fukushima poi, siano tutt’altro che scomparse.