I risultati del referendum non sono affatto confortanti per la maggioranza di Silvio Berlusconi: con il quorum al 57% e un prospettato 90% per il “Sì” di ogni quesito, è tempo di analisi e ripensamenti in quel del PDL. Ma così non succede per una rappresentante illustre: stiamo parlando di Daniela Santanché, il sottosegretario coinvolto pochi giorni fa nello scandalo intercettazioni insieme a Flavio Briatore, intenta a parlare del “bunga, bunga” del Premier.

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Per la Santanché, il Governo avrebbe abrogato il nucleare ancora prima del referendum e, per questo, gli italiani avrebbero dimostrato ancora una volta di supportare il PDL:

“Se il referendum passa vuol dire che il paese è con noi. Se con l’esito referendario dovesse confermarsi la tendenza ad una contrarietà al nucleare, altro non significherebbe che un allineamento alle scelte governative. Il referendum è stato già fatto in parte dal governo”.

In realtà la proposta della maggioranza, contenuta nella legge Omnibus, ipotizzava di fermare momentaneamente il dibattito nucleare per riparlarne dissolti i clamori su Fukushima, tanto che il Governo stesso aveva già in cantiere un programma per la realizzazione di mini centrali ad atomo.

Più realistico il giudizio sull’acqua pubblica, dove il sottosegretario realizza la sconfitta alle urne con un certo rammarico:

“Ne prenderemo atto ma mi dispiace perché abbiamo lo spreco più alto d’Europa”.

Una dichiarazione che, in particolare sui social network, ha fatto storcere il naso a molti. La Santanché, infatti, lascia intendere che la riduzione degli sprechi sia ad appannaggio esclusivo dei soggetti privati, quasi come se lo Stato non esistesse o non avesse potere in questo campo.

Nel frattempo, giunge la voce di una querela nei confronti di Roberto Maroni, il quale stamane ha rivelato alcuni dati sul quorum ancora prima che le urne fossero chiuse. Un comportamento, questo, che non sarebbe consentito dalla legge. La dichiarazione, infatti, avrebbe potuto indirettamente orientare gli indecisi dell’ultim’ora verso l’astensionismo.