Nella giornata di silenzio elettorale che precede il referendum, arrivano le dichiarazioni del Premier Silvio Berlusconi: a riportarle La Stampa.

Il Presidente del Consiglio si dichiara pentito di aver confidato all’elettorato la sua intenzione di non andare a votare per i quattro quesiti referendari. Nonostante molti esponenti del Pdl, quali Letta, Verdini, Cicchitto e Alfano, gli avessero consigliato di non pronunciarsi in merito, Berlusconi ha preferito seguire l’onda dei propri pensieri ed esternare il suo astensionismo.

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In aperto contrasto con le parole del Presidente Napolitano e del Papa Benedetto XVI stesso che, nel rispetto dei cittadini, hanno invitato ad andare a votare per esprimere un proprio diritto e dovere. Il timore di Berlusconi è quello di bissare l’esperienza del suo amico Bettino Craxi che, con la stessa sicurezza, nel 1991 sostenne l’inutilità del referendum sulla preferenza unica voluto da Mario Segni. Venne sconfitto da 27 milioni di elettori, pari al 62 per cento, che non seguirono il suo invito ad andare al mare ma si recarono ai seggi. Decretandone anche l’imminente morte politica, la stessa che teme Berlusconi il quale si dichiara comunque forte e sicuro del suo governo:

“Se questa sciagura del quorum dovesse accadere andremo avanti”

Il Premier appare però sempre più teso e solo, fuori e dentro il governo, mentre le alleanze di sempre si stanno lentamente sfilacciando minate dai processi nei quali è coinvolto.

È di ieri la notizia di una nuova indagine: il Presidente del Consiglio è il protagonista di un nuovo episodio giudiziario, iscritto nel registro degli indagati a opera di un esposto di un cittadino per vilipendio alla magistratura.

“Mi sono detto che se un altro cittadino avesse detto le stesse frasi pronunciate dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stato subito arrestato. Penso che la legge deve essere uguale per tutti e mi auguro che ora la magistratura prenda in esame la segnalazione”