Il raggiungimento del quorum al referendum del 12 e 13 giugno, e la percentuale “bulgara” di sì su tutti e quattro i quesiti, sembra stia scuotendo pericolosamente gli equilibri interni al governo. E se Silvio Berlusconi pare scegliere un basso profilo, minimizzando la sconfitta subita alle urne, gli alleati leghisti sembrano invece uscirne tramortiti.

Una così evidente opposizione popolare alle leggi approvate dal Governo ha sostanzialmente messo in stato di shock un partito che da sempre vanta di essere “sul territorio”, vicino ai cittadini e ai loro bisogni, e che dal successo referendario prende, come riportano le parole di Roberto Calderoli, una sonora “sberla“.

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Ma non è solo Calderoli a mostrare frustrazione. Tutti i principali esponenti leghisti, a partire dal Ministro Roberto Maroni, hanno espresso parole dure nei confronti del governo di cui fanno parte, e in particolare nei confronti di Silvio Berlusconi, al quale sembrano imputare la colpa dei numerosi insuccessi delle ultime settimane.

Il clima nella maggioranza si fa così ancora più teso rispetto a quello, già poco felice, che si era creato in seguito alle amministrative, dove il Pdl e la Lega avevano finito per perdere quasi tutte le città in cui detenevano il potere.

La Lega, sotto shock, sembra ora voler dare una svolta all’agenda di governo, come riassunto nelle parole di Calderoli:

“Siamo stufi di prendere sberle, ora l’agenda la dettiamo noi”

I vertici del partito si riuniranno oggi a Milano per decidere come reagire alla batosta referendaria e come imporre a Berlusconi di affrontare le grandi questioni poste dall’elettorato leghista. E se basta sintonizzarsi pochi minuti su Radio Padania durante le chiamate del pubblico per percepire il malcontento del popolo leghista nei confronti dell’operato del governo, accusato di occuparsi solamente dei problemi legali del Presidente del Consiglio, i membri del Pdl non sembrano ammettere la sconfitta.

Per Daniela Santanché il Pdl avrebbe addirittura vinto il referendum, e per Ignazio La Russa la batosta referendaria sarebbe quasi di buon auspicio:

“Quando la Democrazia Cristiana perse il referendum sul divorzio, poi governò per altri vent’anni. Se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe stato un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato l’appuntamento elettorale. Ma il fatto che il quorum sia stato raggiunto non cambia nulla per il governo”.

La Lega, però, non sembra pensarla allo stesso modo, e vedremo cosa uscirà dalla tradizionale manifestazione di Pontida di domenica prossima, dove il partito incontrerà i propri elettori.

Intanto il Ministro leghista Roberto Maroni, che in contrasto con la linea di governo ha persino votato al referendum, si dice abbia tutta l’intenzione di togliere il partito dalle mani di Umberto Bossi, accusato di essere ormai troppo debole e legato a Berlusconi.