Il raggiungimento del quorum al referendum, con oltre il 57% degli aventi diritti al voto che si sono recati alle urne, apre ora la partita degli scrutini. Le operazioni di verifica delle schede elettorali prenderà ancora qualche ora, ma nel frattempo sono già disponibili gli instant poll: alla terza rilevazione, tutti i quesiti avrebbero vinto con oltre il 90% dei ““.

Se questi dati dovessero essere confermati dalle operazioni di scrutinio, sarebbe una vera e propria sconfitta politica per il Pdl. Sebbene il referendum non fosse esplicitamente schierato dal punto di vista politico, è proprio la maggioranza di Governo ad essersi esposta duramente in favore dell’astensionismo nella breve campagna dedicata a questa tornata elettorale. Ed è forse per questo motivo che Silvio Berlusconi si è da pochi minuti chiuso a Palazzo Grazioli senza proferire parola di fronte ai giornalisti.

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Il risultato sancisce, così come successo nel 1987, la volontà degli italiani di non avvalersi dell’energia nucleare, di mantenere la gestione dell’acqua lontana da imprenditori privati e, non ultimo, il desidero che non vi siano intoppi all’eguaglianza formale dei cittadini davanti alla legge. Proprio il quesito sul legittimo impedimento, infatti, è uno dei più sentiti dal Presidente del Consiglio, perché lo colpisce direttamente il merito dei vari processi che lo vedono imputato.

Sono svariate le reazioni politiche di questo risultato referendario. La sinistra esulta vittoria, così come sottolineato dalle parole di Pierluigi Bersani e di Rosy Bindi. Quest’ultima, in diretta nello spazio informativo di Bianca Berlinguer su Raitre, ha ribadito come il risultato elettorale dovrebbe imporre le dimissioni della maggioranza. Il Ministro dell’Interno Ignazio La Russa, invece, cerca di minimizzare la sconfitta rimandando le accuse agli oppositori politici:

“Se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe stato un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato l’appuntamento elettorale”.

Effetto boomerang che, tuttavia, non si è avverato ed espone, così, la maggioranza ad un’interrogazione interna sul futuro del Governo. A richiederlo è la Lega che, dalle parole odierne di Roberto Maroni, si evince voglia una svolta innovatrice dal Pdl. Critico anche un supporter berlusconiano come Giuliano Ferrara, il quale afferma senza troppe remore:

“Io non ho votato per solidarietà con Bossi e Berlusconi ma ora il problema è un altro: non si può continuare così. Io sono in profondo e radicale dissenso con questa linea”.

Per Nichi Vendola, invece, il referendum sarebbe la chiara dimostrazione della stanchezza dei cittadini nei confronti della condotta di Silvio Berlusconi:

“Non è un referendum su Berlusconi ma lo è certamente sul berlusconismo. […] Oggi vince l’Italia dei beni comuni, perde l’Italia delle lobby”.

Le richieste di dimissioni del Premier, tuttavia, non provengono solo dalla sinistra, ma anche dal famoso terzo polo di FLI, sorto nel panorama politico negli ultimi mesi. L’impressione, però, è che la maggioranza di Berlusconi sia molto restia a lasciare il potere, perché decisi a governare fino al 2013, data di termine fisiologica dell’attuale esecutivo.