Sempre più spesso i bambini in età pre-scolare hanno una vita piena di impegni tra attività di approfondimento e di lettura, lezioni di musica e strumenti, gite ai musei e laboratori: tenendo impegnati i figli con queste tipologie di esercizi, i genitori sono convinti di incentivarli nell’apprendimento e nel rendimento scolastico futuro ma, in verità, i risultati possono essere completamente controproducenti.

A confermarlo è la terapista pediatrica americana Angela Hanscom, che ha affermato come il gioco sia indispensabile per i ragazzini fino ai 7 anni perché, solo attraverso l’attività ludica all’aperto, è possibile sviluppare aree diverse del cervello stimolando la creatività.

Per questo motivo, la specialista ha fondato nel New England “TimberNook“, un programma di sviluppo basato sul gioco all’aria aperta, attività necessaria proprio per un buon rendimento scolastico, al contrario di quel che si pensa:

Se i bambini non sono abituati abbastanza a muoversi, anche nella natura, e a fare delle autentiche esperienze di gioco, iniziano la loro carriera accademica con uno svantaggio. Essi hanno maggiori probabilità di essere goffi, hanno difficoltà a prestare attenzione, difficoltà a controllare le proprie emozioni, non sono in grado di gestire e risolvere i problemi e dimostrano difficoltà con le interazioni sociali. Stiamo costantemente assistendo a problemi sensoriali, motori e cognitivi sempre di più nella tarda infanzia, in parte a causa delle occasioni inadeguate di muoversi e giocare in tenera età.

Per ora in Europa la Finlandia, che risulta uno dei Paesi più alfabetizzati al mondo, è l’unica ad aver preso alla lettera questo principio tanto che con una legge ha stabilito che i bimbi che frequentano la scuola materna non hanno l’obbligo di imparare le basi del leggere e dello scrivere e nemmeno le classiche tabelline, ma devono esclusivamente dedicarsi alle attività ludiche soprattutto all’aria aperta.