Ha fatto discutere per la sua durezza il filmato mandato in onda nella puntata di ieri di Report, il programma condotto da Milena Gabanelli su Rai 3.

I fatti narrati nel video si sono svolti a marzo in Libia, pochi giorni prima che gli aerei della coalizione guidata dalla Francia (a cui in seguito subentrerà la NATO) iniziassero a bombardare le postazioni antiaeree di Muammar Gheddafi, dando una mano ai ribelli che solo poche settimane prima si erano spinti fino alle porte di Tripoli, per poi essere ricacciati in seguito dalla controffensiva delle forze lealiste fedeli al regime.

Galleria di immagini: Milena Gabanelli

E proprio alla controffensiva degli uomini di Gheddafi fanno riferimento le immagini contenute nel video trasmesso ieri, un documento girato dagli uomini della scorta del generale El Warfali, uno degli uomini chiave, nonché dei più fedeli, del regime che ha detenuto il potere in Libia per oltre quarant’anni. Nel video viene mostrata l’avanzata delle truppe del Colonnello, impegnate a riprendere il controllo delle città e dei centri stratetigici dell’Est del paese, caduti qualche giorno prima nelle mani dei ribelli.

Si passa da Ben Jawwad, per arrivare a Ras Lanuf, Brega e via fino alle porte di Bengasi, ritenuta la roccaforte dei ribelli. Una lunga sequenza di immagini che testimoniano l’atrocità della guerra e gli orrori compiuti dai soldati mercenari arruolati da Gheddafi per aprire la strada all’esercito libico regolare. Rastrellamenti nelle città riconquistate, interrogatori agli stranieri trovati, probabilmente ribelli, con conseguenti interrogatori, arresti ed esecuzioni. Un documento che colpisce più di quanto fatto finora dalle immagini diffuse dai telegiornali o dalle cronache raccontate dai giornalisti inviati sul posto.

Non è certo se il filmato, girato dai soldati per far arrivare direttamente a Gheddafi le testimonianze della loro fedeltà, sia arrivato realmente in mano al “Raìs”, ma il suo importante valore giornalistico non è sufficiente a chiudere le polemiche che come sempre in questi casi si aprono copiose. Insomma, il dubbio su se e quanto fosse opportuno mostrare un simile documento in prima serata è lecito, anche se va detto che la messa in onda del filmato è stata accompagnata dall’avviso dei contenuti forti che esso mostrava. Basterà questo?