Il processo per accertare chi ha ucciso Sarah Scazzi alla fine si terrà a Taranto, sua sede originaria.

Ieri, la Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul possibile trasferimento del luogo dell’udienza, a causa di presunte “incompatibilità ambientali” segnalate dai difensori di Sabrina Misseri, Nicola Marseglia e Franco Coppi, ha deciso di rigettare tale richiesta.

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L’istanza di spostamento della sede da Taranto a Potenza era stata chiesta non soltanto dagli avvocati di parte di Sabrina, ma anche dal sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Gabriele Mazzotta, il quale riteneva che effettivamente un processo in quel di Taranto, avrebbe potuto innescare un’ondata di emotività ambientale che di certo non avrebbe giovato in sede di dibattimento.

Motivi di tanta cautela sono stati ad esempio, le ripetute intimidazioni che le donne hanno ricevuto in questi mesi in carcere da alcuni detenuti, o la clamorosa standing ovation di piazza che a fine maggio, quando Cosima Serrano fu condotta in carcere, la seguì da casa di via Deledda fino al commissariato. O ancora, gli atteggiamenti ostili che Michele Misseri, ha dovuto subire, all’indomani della sua scarcerazione e che ancora adesso paga.

Tuttavia, nonostante la negazione della richiesta, uno degli avvocati di Sabrina, Nicola Marseglia, si sente comunque ottimista e afferma:

«La decisione della Cassazione non cambia nulla sul piano processuale. Il pregio delle ragioni rappresentate nella nostra richiesta è stato riconosciuto anche dal procuratore generale. Non era quindi una richiesta strumentale e ciò ci conforta».

Dal canto suo, il procuratore capo del Tribunale di Taranto, Franco Sebastio, si sente profondamente sollevato dalla decisione presa dalla Cassazione:

«Addebitare a un’intera civilissima popolazione tarantina atteggiamenti esasperati tali da arrivare al punto di dire che non si può tenere un processo perché chissà cosa possono commettere, oltre che senza precedenti, sarebbe stato ingiusto nei confronti di quella stessa popolazione».

Nel frattempo, proprio in questo momento, nel Tribunale di Taranto si sta svolgendo la terza seduta dell’udienza preliminare. Tra i presenti in aula ci sono Michele Misseri, il fratello e il nipote dello stesso, tutti e tre accusati al momento di concorso in soppressione di cadavere.

Fonte: La Repubblica