In attesa di chiarimenti, le novità fiscali. Eventuali esenzioni temporanee, reintroduzione di sconti in vigore con il regime Ici, nuove rendite catastali: sono queste le novità che si attendono dal Governo. L’Imu, ad esempio, dovrebbe a applicarsi anche agli immobili non istituzionali degli enti pubblici, in passato esenti dall’Ici.

Novità anche per gli immobili di interesse storico e artistico, che pagavano l’Ici agevolata ed ora, invece, dovrebbero pagare l’imposta base; e ancora news per gli edifici inagibili o inutilizzati, che usufruivano di un’agevolazione Ici del 50% che potrebbe essere abolita, nonostante la Confedilizia abbia chiesto di mantenerla.

Con l’introduzione dell’Imu sono a rischio anche le agevolazioni per le installazioni di impianti di energie rinnovabili, di cui molti Comuni peraltro prevedevano il taglio. Ancora da chiarire una stranezza dell’Imu sulle seconde case: con la nuova misura chi non dà in locazione le abitazioni non pagherebbe più l’Irpef sui redditi fondiari.

Per quanto riguarda la riduzione dell’Imu sull’invenduto, ricordiamo che l’agevolazione vale fino a quando l’immobile rimane sfitto e comunque non può superare i tre anni. Ricordiamo anche che i Comuni possono ridurre fino allo 0,38% l’imposta sugli edifici destinati alla vendita, ma rimasti invenduti. Non cambiando la quota cui ha diritto lo Stato, il peso dell’agevolazione rimarrebbe solo sugli enti locali.

E arriviamo alla riforma del Catasto, in base alla quale le rendite dovrebbero essere allineate ai valori di mercato. C’è da considerare che la revisione delle rendite catastali aumenterebbe la base imponibile in riferimento ai nuovi parametri. Ovvero, la valutazione del valore degli immobili non avrebbe più come parametro il numero delle camere, ma la superficie e l’area nella quale sono ubicati. Tutto in divenire e ancora nessuna chiarezza.