Il Barbaresco è simile al Barolo per quanto riguarda gli abbinamenti gastronomici, ma ha un tocco più delicato che lo rende speciale. È uno dei più grandi rossi d’Italia, apprezzato a livello internazionale ed uno dei primi vini riconosciuti dalla Denominazione di Origine Controllata e Garantita, insieme al Barolo oltre che una delle prime Doc italiane nel 1966.

Zona di produzione e vitigni

La zona di produzione del Barbaresco DOCG comprende tutto il territorio dei comuni di Barbaresco, Neive, Treiso già frazione di Barbaresco e parte del Comune di Alba. È prodotto esclusivamente da uve di Nebbiolo, nelle sottovarietà Lampia, Rosè e Michet. Il Nebbiolo viene considerato il vitigno più nobile d’Italia, come il famoso Barolo: la sua coltivazione è favorita dal terreno di questi colli, molto fertile e ricco di sostanze organiche e microelementi.

Caratteristiche organolettiche

Il Barbaresco DOCG si presenta con un colore rosso granato con riflessi arancione; profumo gradevole e intenso di violetta e rosa e sentori di terra, erbe, tartufo e liquirizia con l’invecchiamento; sapore asciutto e robusto, severo ma vellutato e armonico. Gradazione alcolica minima complessiva 12,50°. Deve invecchiare almeno due anni di cui uno in legno di rovere e dopo quattro può definirsi “Riserva”.

Barbaresco DOCG a tavola

È tra i migliori vini italiani da abbinare ad arrosti, selvaggina, pollame nobile, brasati e formaggi stagionati o piccanti. Ma il Barbaresco si abbina bene anche a primi piatti ricchi e robusti, a base di tartufo bianco e funghi porcini. Bene l’accompagnamento del Barbaresco DOCG a piatti importanti come il petto di piccione al forno, lo stracotto di bue alla piemontese o la lepre in civet. Va servito a temperatura non superiore ai 20° dopo aver aperto la bottiglia almeno una o due ore prima della degustazione per favorirne l’ossigenazione ottimale e quindi i profumi ed il sapore.

Un consiglio

Il Barbaresco DOCG va servito nel ballon di cristallo a una temperatura di 20° C.

Un po’ di storia

Leggendarie le origini di questo vino aristocratico. Ma al di là di ogni leggenda, il Barbaresco, conosciuto e apprezzato già al tempo dell’Impero Romano, deve il suo successo al “padre del Barbaresco”, Domizio Cavazza, un valente enologo, primo direttore della Regia Scuola Enologica di Alba e proprietario del Castello di Barbaresco. Nel 1894, infatti, Domizio Cavazza stabilì le regole di tutela della vinificazione, che ancor oggi sono alla base del disciplinare di legge. Nel 1934 nasceva il Consorzio di Tutela, nel 1966 il Barbaresco diveniva una delle prime Doc italiane e nel 1980 una delle prime Docg, la Denominazione di origine controllata e garantita con la verifica numerica delle bottiglie e la fascetta del Poligrafico dello Stato.

Curiosità

Sono molte le iniziative legate al Barbaresco DOCG. Famose la “Festa della vendemmia”, che si svolge la prima domenica di settembre e le sagre che richiamano appassionati degustatori e turisti in ogni periodo dell’anno. In particolare, eventi promozionali legati alla gastronomia vengono organizzati nel corso dell’anno dall’Enoteca regionale, che ha sede nel paese di Barbaresco e dove si possono degustare gran parte dei vini prodotti nella denominazione DOCG.

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