Domenica è sempre domenica!!! Brindiamo insieme ad un giorno di festa mai demodé, anche in tempi di crisi. Per dessert e meditazione questa “gemma enologica più splendente del Friuli”, come lo definì Carlo Goldoni.

Zona di produzione e vitigni

La zona in cui si produce Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG comprende la Provincia di Udine con i Comuni di Tarcento, Nimis, Attimis, Faedis, S. Pietro al Natisone, Torreano, Povoletto, Cividale del Friuli, Premariacco, Prepotto, Buttrio, Ipplis, Corno di Rosazzo, Manzano, S. Giovanni al Natisone, Trigesimo e Premariacco. Il vino si ricava da uve provenienti dal vitigno Picolit per l’85% e, nella misura del 15%, con il concorso di altri vitigni a bacca bianca autorizzati nella regione Friuli Venezia Giulia ad esclusione del Traminer aromatico. Dev’essere affinato per un minimo di 10 mesi.

Caratteristiche organolettiche

Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG si presenta con colore intenso giallo oro o quasi ambrato; profumo intenso di miele, frutti gialli e albicocca essiccata, è fine, gradevole, con note di vino passito e talvolta sentori speziati di vaniglia; sapore amabile mai troppo dolce, caldo, morbido, armonico, con eventuale sentore di legno o retrogusto mandorlato. La gradazione alcolica minima prevista dal disciplinare è del 15%.

Il Picolit DOCG a tavola

È un vino “da meditazione” che si può abbinare a formaggi stagionati. È anche un delizioso vino da dessert, da accompagnare a pasticceria secca, dolci al miele, focacce alla frutta secca. Ma è ottimo anche con ostriche, crostacei crudi e foie gras. Va servito ad una temperatura di 12°C.

Un po’ di storia

Le vicende storiche del Colli Orientali del Friuli Picolit non sono molto chiare. Sembra che il vitigno fosse coltivato in queste zone già in epoca romana. Dal XVIII secolo in alcuni documenti si trovano riferimenti ad un vino prezioso apprezzato in tutta l’Europa. Da una lettera dell’agronomo Antonio Zanon si evince che il conte Fabio Asquini di Fagana era il maggior produttore di Picolit nel Friuli di metà Settecento e lo esportava in tutta l’Europa, in particolare a Londra, Parigi, Amsterdam, Mosca e Vienna. Grandi estimatori del Picolit erano lo zar di Russia, l’imperatore d’Austria e il re di Sardegna.

Una lettera in data 29 giugno 1765 inviata da monsignor Giuseppe de Rinaldi al conte Pasquini pare confermare che il Picolit fosse molto gradito alla corte papale. A Castel Gandolfo, il cardinale Torrigiani Peroni, Gian Francesco Albani e S.E. il marchese d’Aubeterre, ambasciatore di Francia” amavano degustare a tavola il Picolit. E ancora nel Settecento, Carlo Goldoni tesseva l’elogio del Picolit, “gemma enologica più splendente del Friuli”.

Arriviamo così al XIX secolo, quando del “Picciolito” si parla nella prima raccolta sulla frutta e gli alberi da frutto redatta in Italia da Giorgio Gallesio, la “Pomona”, oltre che in numerosi altri saggi. Verso la fine dell’Ottocento, però, i vigneti del Friuli furono gravemente danneggiati dalla peronospera prima e dalla fillossera: se ne salvò solo qualcuno grazie a pochissimi viticoltori, fra i quali l’ufficiale Giacomo Perusini, che ai primi del Novecento s’impegnò in un vero e proprio lavoro di rilancio del vitigno, e in seguito il figlio Gaetano.

Gli anni Sessanta e Settanta segnano la rinascita del Colli Orientali del Friuli Picolit, il vino che, grazie al suo pregio, ottiene la DOCG nel 2006: secondo vino friulano, dopo il Ramandolo, a fregiarsi della nobile fascetta, un vino di pregio prodotto in quantità limitata, ma tutelato dal Consorzio di tutela Colli orientali del Friuli.

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