Il Brunello di Montalcino DOCG è uno dei più grandi vini del mondo, elegante e prezioso: un nobile rosso nato nella seconda metà dell’Ottocento, il primo vino italiano a conseguire la Denominazione di Origine Controllata e Garantita DOCG. Domani è la Festa del Papà: perché non bere con il vostro papà un bicchiere di divino Brunello di Montalcino DOCG.

Zona di produzione e vitigni

La zona di produzione del Brunello di Montalcino DOCG è l’intero territorio amministrativo del comune di Montalcino, in provincia di Siena. Il Brunello di Montalcino DOCG deve essere ottenuto da una sola varietà di uva, quella del vitigno autoctono Sangiovese, che a Montalcino è denominato, appunto, Brunello.

Caratteristiche organolettiche

È un vino limpido, brillante, di colore rosso rubino vivace tendente al granato. Ha un inconfondibile profumo intenso e persistente, con sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita e un sapore asciutto, caldo, un po’ tannico, robusto con lunga persistenza aromatica. La gradazione alcolica dev’essere di 12,5°.

Conservazione

Il Brunello di Montalcino DOCG è un vino che migliora nel tempo: infatti, dev’essere conservato per almeno due anni in contenitori di rovere e poi in bottiglia prima di poter essere immesso al consumo. Porta la denominazione di riserva solo se sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a cinque anni, con almeno tre anni di invecchiamento in contenitori di rovere e sei mesi in affinamento in bottiglia. Dopo il periodo di conservazione, il Brunello di Montalcino può essere posto in commercio solo se confezionato in bottiglie di forma bordolese. Una delle caratteristiche principali del Brunello di Montalcino riguarda proprio l’invecchiamento, che può durare anche oltre i 20 anni.

Il Brunello di Montalcino DOCG a tavola

Si abbina molto bene con stufati e brasati di carni rosse, carni alla griglia e cacciagione: ottimo, infatti, con la lepre in salmì, il cervo in civet, i bocconcini di cinghiale in casseruola, ma anche con piatti a base di carni o con salse della cucina internazionale. Non disdegna la compagnia di formaggi ben strutturati, come il pecorino toscano stagionato e le tome stagionate.

Per le sue caratteristiche, è un ottimo vino da meditazione e relax. Si serve in bicchieri di cristallo dalla forma ampia, panciuta, che consentono di assaporare al meglio il suo bouquet e armonioso, a una temperatura di circa 18°-20°.

Per le bottiglie molto invecchiate gli esperti consigliano la decantazione in caraffa di cristallo, per ossigenare il vino e gustarlo nella sua purezza. È consigliabile sturare la bottiglia almeno 24 ore prima di mescere. In caso di bottiglie invecchiate oltre 5 anni è consigliabile versare il vino in un decanter facendo attenzione a non travasare gli eventuali depositi.

Un po’ di storia

La storia e il mito del Brunello di Montalcino DOCG iniziarono nel 1842. All’epoca, il figlio di Caterina Santi e Jacopo Biondi, Ferruccio, decise di riprendere gli studi e le ricerche del nonno materno Clemente Santi nella fattoria di famiglia del Greppo. Lavorando e vinificando esclusivamente uve Sangiovese accuratamente selezionate, riuscì a creare, verso il 1870, un vino insieme delicato e potente, destinato a diventare una delle perle dell’enologia italiana e mondiale. Fra alterne vicende, per il Brunello di Montalcino arriva negli anni ’50 la seconda etichetta di Brunello, poi la DOC nel 1966, infine la DOCG, la prima di un vino italiano, nel 1980: un’ascesa progressiva di un vino italianissimo apprezzato in tutto il mondo.

Curiosità

Questo nobile vino deve le sue inimitabili caratteristiche all’opera paziene e appassionata di Clemente Santi, nonno materno di Ferruccio Biondi Santi, un grande studioso dei problemi dell’agricoltura senese e vitivinicoltore di grande cultura. Grazie alla preziosa esperienza del nonno materno, infatti, Ferruccio Biondi Santi, verso la fine dell’Ottocento, creò il Brunello di Montalcino, impiantando i nuovi vigneti della tenuta Greppo con quell’unico clone di viti del Sangiovese, il Sangiovese grosso appunto, che lui individuò vinificando le uve in purezza e ricavandone il vino che oggi conosciamo come Brunello di Montalcino. Dagli anni Settanta, da quando cioè furono ritrovate alcune bottiglie di Brunello Biondi-Santi molto vecchie ma ancora in perfetto stato di conservazione, la fama del Brunello è cresciuta smisuratamente, rendendolo oggi conosciuto in tutto il mondo come un vino pregiato tra i più pregiati vini del nostro Paese.

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