Non si può immaginare la festività pasquale senza il Moscato d’Asti DOCG, abbinamento ideale con una vasta gamma di dolci che a Pasqua non mancano sulla nostra tavola. Un Moscato prezioso per storia e tradizione, ma anche e soprattutto per le sue particolari caratteristiche.

Zona di produzione e vitigni

Il Moscato d’Asti a Denominazione di Origine Controllata e Garantita è uno dei prodotti più caratteristici della vitivicoltura piemontese. La zona di produzione è situata nel basso Piemonte e si estende tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo, su quei terreni collinari che sono i soli sui quali le viti possono essere coltivate. Il vitigno da cui nasce è esclusivamente il Moscato Bianco di Canelli, un vitigno che si presuppone di origine greca, ma che in Italia era certamente coltivato dai Romani prima della nascita di Cristo.

Caratteristiche organolettiche

Il Moscato d’Asti DOCG ha colore giallo paglierino tendente al dorato; profumo intenso di fiori d’arancio, pesca e timo: sono prevalentemente profumi primari, quelli già presenti nell’uva; gusto intenso, elegante, persistente, dagli aromi fruttati tipici dell’uva moscato. Dev’essere immesso al consumo con caratteristiche peculiari: titolo alcolometrico volumico totale minimo 11% di cui svolto compreso nei limiti dal 4,5% al 6,5%; acidità totale minima: 5 per mille; estratto secco netto minimo: 15 per mille; pressione e CO2 fino a 1,7 Bar.

Abbinamenti

Il Moscato d’Asti DOCG è l’abbinamento ideale con una vasta varietà di dolci e perfino con tomini stagionati della Langa. Sono ideali anche per realizzare creme e torte farcite, pasticcini e panettoni, ma anche per dare un tocco in più a macedonie di frutta, gelati, semifreddi e cocktail. È un Moscato per ogni occasione e in tutte le stagioni.

Temperatura di servizio

Va servito freddissimo, a 6°-8°C, inclinando leggermente la bottiglia in avanti al momento di stapparla.

Un po’ di storia

All’inizio il Moscato d’Asti era un vino secco, ma un gioielliere milanese, Gian Battista Croce, pensò di conferire a questo vino la dolcezza che apprezziamo oggi, rendendolo frizzante con un suo metodo particolare. Come apprendiamo dagli esperti, “per impedire la trasformazione completa degli zuccheri in alcol, fece in modo di arrestare più volte la fermentazione alcolica abbassando la temperatura attraverso ripetuti travasi. Per facilitare l’operazione consigliò di immergere le botticelle in un tino di acqua, introducendo per la prima volta una tecnica di refrigerazione. Croce suggerì inoltre di filtrare il vino attraverso sacchetti di canapa, per eliminare parte degli agenti fermentanti che potevano compromettere la limpidezza del prodotto”.

Il Moscato d’Asti è tutelato dal Consorzio dell’Asti e, quindi, è sottoposto agli stessi controlli da sempre messi in atto sull’Asti Spumante. La denominazione di origine controllata e garantita “Asti” (unico disciplinare) è riservata a due vini: il vino spumante “Asti” o “Asti spumante” e il vino bianco non spumante (“Moscato d’Asti”).

photo credit: Leana~ via photopin;

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