Un vino antico, un rosso toscano di grande pregio che profuma di mammola e giaggiolo, tipico di una zona storico-geografica della Toscana, il cosiddetto Chianti vitivinicolo, il Chianti vero e proprio ovvero l’area di produzione del vino i cui confini sono stati fissati con decreto ministeriale del 1929.

Zona di produzione e vitigni

Il Chianti è prodotto da secoli nell’omonima regione situata tra Firenze e Siena, ma oggi la zona di produzione è più ampia rispetto a quella originaria e comprende in parte le province di Arezzo, Pisa, Prato e Pistoia. Per la DOC abbraccia sette sottozone: Colli Fiorentini, Montalbano, Rufina, Montespertoli, Colli Aretini, Colline Pisane e Colli Senesi con uve che presentano caratteristiche molto diverse fra loro.

Il vitigno è il Sangiovese per il 75% minimo con il concorso di uve a bacca rossa purché provenienti dai vitigni idonei alla coltivazione nella zona di produzione delle uve nella misura massima del 15% del totale delle viti per il vino “Chianti” e del 20% per i vini “Chianti” che si ottengono nelle sottozone. Per la specificazione “Superiore” non va superato il limite del 10% per ogni vitigno per non modificare le caratteristiche specifiche del “Chianti” relative a sottozone e specificazioni aggiuntive.

Il Chianti attuale viene prodotto con il 75% minimo di uve Sangiovese, il 10% massimo di Canaiolo Nero e con massimo 10% di uve bianche: Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti.

Caratteristiche organolettiche

Il Chianti si presenta con colore rubino vivace con tendenza al granato con l’invecchiamento; profumo di mammola e giaggiolo; sapore: asciutto, caldo, armonico, leggermente tannico, morbido e vellutato con l’invecchiamento.

Chianti DOCG a tavola

In genere questo vino di gran pregio si abbina a primi piatti saporiti, robusti secondi piatti come bolliti misti, polpettone alla fiorentina, porchetta allo spiedo, faraona farcita. Ma andiamo nello specifico ai diversi cibi che meglio si abbinano alle varie tipologie del Chianti.

Il Chianti fruttato a ridotto tenore alcolico si gusta quando è giovane e servito ad una temperatura di 16°C. In particolare, parliamo del Chianti Colli Aretini, Colline Pisane e Montalbano: il Chianti Colli Aretini si abbina a bene zuppe saporite, pesce in umido, carni alla brace, reale di manzo bollito; il Chianti Colline Pisane, tradizionalmente leggero, si gusta con zuppe, pesce in umido, carni arrosto; il Chianti Montalbano, giovane o moderatamente invecchiato, è ottimo con pollo in umido e carni alla griglia alla temperatura di 16-18°C.

I Chianti Colli Fiorentini, Colli Senesi, Rufina, giovani e mediamente corposi, accompagnano intingoli di carni bianche e carni rosse cucinate alla griglia. Per le loro caratteristiche: giovani, buona struttura, alcolicità apprezzabile. Si degustano ad una temperatura di 16-18°C.

In particolare, il Chianti Colli Fiorentini è ottimo con carni arrostite, petto di fagiano in salsa al vino rosso, bistecche di capriolo ai funghi. I Chianti pregiati dei Colli Senesi si servono con manzo in casseruola e arrosti importanti. Il Chianti Rufina, particolarmente pregiato, si degusta a fine pasto come vino da “meditazione” o, a tavola, con brasati di manzo, lepre in salmì ed in genere con i piatti di carne più ricchi e saporiti.

Un po’ di storia

È un vino molto antico che ha assunto le caratteristiche attuali nel secolo scorso, quando il barone Bettino Ricasoli, agricoltore e valente enologo, discendente di un’antica famiglia toscana, comincia a sperimentare diverse varietà di vitigno e scopre che il Chianti migliore è quello prodotto in massima parte con uve Sangiovese con il concorso del Canaiolo per l’amabilità e di Malvasia, in quanto “arricchivano il gusto e rendevano il vino più adoperabile all’uso della tavola quotidiana”.

Tuttavia, il Chianti viene menzionato per la prima volta in documenti contabili del 1398, dai quali peraltro risulta che il Chianti è “bianco e non di grande qualità”, mentre documenti del 1427 riferiscono che nel Chianti si era affermato il vino rosso. Risale al 1536 la notizia che il Chianti era molto apprezzato da papa Paolo III.

Nel 1713 Cosimo III Granduca di Toscana emana due bandi: il primo fissa i confini delle zone vitivinicole più pregiate nelle quali si produceva il vino Chianti, mentre il secondo è una sorta di disciplinare che individua legalmente l’area di produzione di un vino pregiato.

Dopo la metà dell’Ottocento il Chianti viene menzionato nelle prime opere di enologia e viticoltura toscana redatte da Blasiis, Lawle, Pollacci e Bizzarri. Tra il 1834 e 1837 Bettino Ricasoli, attraverso numerosi esperimenti nei vigneti di Brolio, arriva a produrre un vino rosso in grado di competere con i famosi vini rossi superiori italiani e francesi e di imporsi sui mercati in Italia e nel mondo.

Infatti, nel 1860-1870 il Chianti viene commercializzato in Italia ed in Europa, soprattutto in Inghilterra. Nel 1924, ad evitare tentativi di contraffazione, 33 produttori della zona più antica costituiscono il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e del suo marchio di origine”, il Gallo Nero su fondo color oro, simbolo dell’antica Lega del Chianti sorta nel XIII secolo.

Nel 1932, una commissione ministeriale autorizza la denominazione “Chianti Classico” solo per qualificare la produzione enologica della zona storica. Nel 1967, in base alla legge sul riordino delle denominazioni (L. 930. 1963), il Chianti Classico è uno dei primi vini ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata; nel 1984, è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Nel 2003 l’ultimo decreto ministeriale apporta modificazioni al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita “Chianti”.

Curiosità

Il più famoso contenitore del Chianti è il…fiasco

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