Non è più necessario osservare gli Stati Uniti con curiosità per il fenomeno, a tratti grottesco, della Westboro Church, il gruppo di integralisti religiosi pronti a protestare ai concerti delle più eterogenee popstar, da Lady Gaga a Justin Bieber, passando anche per i funerali di Liz Taylor. Ora, infatti, anche l’Italia può contare sul proprio picchetto omofobo: quello ai danni del cantante portoricano Ricky Martin.

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39 anni, fin dall’adolescenza sulla cresta dell’onda delle classifiche musicali di tutto il pianeta, omosessuale dichiarato e padre di due figli avuti tramite un utero in affitto. Un concentrato di tutte le caratteristiche che gli estremisti cattolici ripudiano con veemenza, tanto da sollevare la richiesta che l’artista non si esibisca in Italia. È la proposta shock di due associazioni religiose veronesi, “Christus Rex” e “Famiglia & Civiltà“.

L’occasione per queste esternazioni è il concerto che il cantante ha programmato per la giornata di ieri alla famosa arena di Verona, evento che i due sopracitati gruppi di fedeli hanno cercato di sabotare proponendo un presidio alla scalinata della Gran Guardia in Piazza Brà:

“Per sostenere la famiglia tradizionale, costituita da uomo e donna, come stabilito dall’ordine naturale voluto da Dio Creatore e come sancito dal nostro ordinamento”.

Il comunicato fa eco a un’altra dichiarazione dai toni certamente più accesi, rilasciata a fine giugno sempre dall’associazione “Christus Rex” e ripresa a gran voce dal sito di informazione cattolica “Pontifex“:

“Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-11).

L’Arcigay di Verona ha chiamato a raccolta i sodomiti al concerto di Ricky Martin in Arena il 4 Luglio 2011, attraverso una esplicita e-mail. L’appello suona testualmente così: “Il 4 Luglio andiamo tutti in Arena a sostenere ed acclamare RICKY MARTIN! Il nostro paladino delle famiglie gay e lesbiche!”. Non sarà un semplice concerto. Si tratterà di una sorta di “gay pride” camuffato da spettacolo musicale per lanciare messaggi in favore del “matrimonio omosex” e della facoltà di adozione di bambini da parte dei gay, così come il “Divercity” al Camploy fu uno show teatrale per camuffare con la scusa della presunta “omofobia” la propaganda del modello omosessuale da parificare alla famiglia tradizionale”.

L’artista latino, tuttavia, è noto più per il suo intrattenimento spensierato e danzereccio che per la militanza politica a favore degli omosessuali. Dopo aver fatto coming out, infatti, Ricky Martin ha sempre mantenuto un certo riserbo sul proprio compagno e sui figli, perché convinto che lo showbiz non debba andare a distruggere la privacy della famiglia. La sua musica è sempre stata lontana dall’essere uno strumento politico, quanto piuttosto una modalità per esprimere emozioni, sentimento e divertimento.

Di tutta questa querelle a sfondo omofobo, fa sicuramente storcere il naso come l’accento, anziché essere sulla musica, sia sulle abitudini sotto le lenzuola della popolazione LGBT. L’utilizzo del termine “sodomiti“, infatti, riduce le relazioni omosessuali al mero soddisfacimento sessuale, come se non esistessero altri fattori come l’amore, la fiducia reciproca, il supporto, tutte quelle caratteristiche che identificano i rapporti di coppia a prescindere dal genere dei partner. E, inoltre, siamo davvero sicuri che proporre il divieto al canto possa effettivamente sortire qualche effetto di riduzione nella lotta per i diritti omosessuali? La Westboro Church citata in apertura ne rappresenta il prototipo più esemplificativo: nessun picchetto, nessuna protesta e nessun comunicato inviato alla stampa ha mai scoraggiato i musicisti gay-friendly dall’esibirsi.