Non tutte le donne hanno la possibilità di riprendere a lavorare dopo la maternità, e anche per quelle che decidono di continuare la situazione non è idilliaca. Da una recente panoramica sul rapporto tra mamme e lavoro nelle Marche sono scaturiti dati allarmanti, confermati anche da un’indagine condotta in Emilia Romagna.

La Direzione provinciale del lavoro del ferrarese ha infatti promosso un’iniziativa diretta proprio alle madri lavoratrici, volta a capire i motivi che portano al licenziamento, sia volontario sia determinato dall’azienda.

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“Sono 100 -120 le dimissioni convalidate ogni anno dalla Direzione provinciale del lavoro da parte di donne che decidono di smettere in seguito a una gravidanza”.

Si tratta di cifre sorprendenti, che hanno tuttavia bisogno di essere analizzate in profondità. È infatti necessario comprendere quali siano le principali difficoltà che una donna incontra riprendendo la sua occupazione precedente dopo la maternità, spesso determinate da problemi di gestione familiare ma anche da un’effettiva discriminazione che, ancora oggi, si manifesta in molti luoghi di lavoro.

Per questo, la Direzione provinciale del lavoro ha stabilito che ogni donna di età compresa tra i 35 e i 45 anni, che sia recentemente tornata a lavoro dopo aver avuto un figlio, riceva direttamente a casa un questionario che indaga sull’esistenza di elementi di discriminazione.

“Miriamo a capire qual è la situazione delle donne che rientrano dopo la maternità. Ci siamo concentrati sul target delle over 35, che sembrano avere maggiori difficoltà dopo una gravidanza. Lo scopo è capire se l’uscita dal lavoro sia dovuta alla difficile conciliazione tra tempi di vita e impiego, e sarebbe quindi un problema di servizi, oppure alla discriminazione che tuttora esiste. Quali politiche pubbliche si possono mettere in campo per facilitare la permanenza al lavoro?”

Oltre al problema delle dimissioni, infatti, le neo mamme lavoratrici devono spesso superare altri ostacoli una volta rientrate dopo circa otto o nove mesi di assenza, e non sono pochi i casi di donne demansionate o comunque penalizzate nella tipologia di lavoro che viene loro affidato dopo la gravidanza.