La riforma del lavoro ha ricevuto il si del Senato ma non si placano le polemiche e persistono i dubbi sulla sua reale efficacia. Questa volta a mostrare qualche perplessità è lo stesso Ministro Elsa Fornero, in merito alle potenzialità del decreto legge in materia di lavoro femminile.

Secondo il Ministro del Welfare, infatti, la riforma del lavoro avrebbe potuto fare molto di più per le donne, mentre l’occupazione rosa ne trarrà beneficio solo per quanto riguarda l’introduzione di nuovi strumenti di conciliazione tra lavoro e vita privata.

«Se avessi potuto avrei introdotto delle modifiche strutturali sull’occupazione delle donne ma, dovendo fare i conti con la carenza di risorse finanziarie, ho potuto introdurre soltanto dei piccoli cambiamenti in materia di conciliazione.»

Quali sono le nuove politiche di conciliazione destinate alle donne lavoratrici? Si è parlato molto della battaglia contro le dimissioni in bianco, e la riforma mira a tutelare le madri estendendo da uno a tre anni il periodo entro il quale la domanda di dimissioni deve essere convalidata dal Ministero, in modo tale da scongiurare qualsiasi abbandono forzato. La volontarietà delle dimissioni dovrà quindi essere certificata in modo certo.

Le novità riguardano anche l’introduzione, in via sperimentale, del congedo di paternità obbligatorio, diritto del padre lavoratore dipendente entro i cinque mesi dalla nascita di un figlio, che prevee la possibilità di astenersi dal lavoro per un periodo di tre giorni.

Un ultimo punto riguarda l’attivazione dei voucher per i servizi di baby sitting per favorire il rientro al lavoro dopo la maternità e la scelta del lavoro a tempo pieno, spesso preclusa a molte donne che non possono contare sull’aiuto da parte dei familiari e devono sostenere costi molto elevati per provvedere alla cura dei bambini negli orari lavorativi.

I buoni possono essere richiesti all’Inps al termine della maternità obbligatoria, in alternativa al congedo facoltativo.