Il periodo di crisi nera tra il Ministro e le parti sociali sembra ormai alle spalle: con il deposito del pacchetto di modifiche prodotto dalla 11ma Commissione e dallo stesso governo, la riforma del lavoro del Ministro Elsa Fornero sembra destinata a ricevere l’ok prima dell’estate. Tra le novità, molte riguardano i precari, come liquidazione, salario base, e regole sulle partive Iva.

Il patto porta la firma di Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl), che hanno lavorato per trovare un’intesa, che a quanto pare ci sarà. La riforma del lavoro arriverà il 15 maggio in aula e dovrà essere approvata entro il 26 giugno, come promesso all’Europa.

Le principali novità riguardano i collaboratori a progetto e le partite Iva, due forme contrattuali che il ministro ha voluto stabilizzare. Nel primo caso, si individua un salario minimo di base (in realtà già previsto dalla legge Biagi e dalla finanziaria 2007) con un compromesso: la cifra che si riterrà minima per questo tipo di lavoro prenderà in considerazione sia le tariffe professionali che quelle contrattuali. Per i co.co.pro è prevista in fase sperimentale (tre anni) una liquidazione una tantum: se si lavora per 6 mesi si prenderanno 1000 euro per ogni mese di lavoro. La Ispe al momento è impossibile.

Sulle partite Iva gli emendamenti dei partiti ammorbidiscono la stretta per stanare quelle false (cioè quelle monocommittenza), stabilendo un tetto di 18 mila euro lordi, cioè un reddito superiore al 25 per cento del lavoro autonomo medio, oltre il quale il passaggio all’assunzione non sarà obbligatorio. Si allunga anche il periodo di collaborazione, da sei a otto mesi, e per evitare l’annullamento della partita Iva il lavoratore non deve avere una postazione “fissa” in azienda: non si può avere una scrivania, mentre il telefono sì.

Sui contratti a tempo o a termine, si accorciano le pause fra un contratto e l’altro rispetto alla riforma originale: con gli emendamenti della commissione, tornano a 20 massimo 30 giorni perché si consideri il secondo a tempo indeterminato, mentre la Fornero li aveva innalzati a 90 giorni.

Tra i vari emendamenti si fa notare anche quello sulla compartecipazione agli utili nelle aziende, simile a quello tedesco – molto rinomato – con qualche aggiustamento e una delega al governo di nove mesi. Così come è interessante la proposta di utilizzare l’Ispe in una soluzione – cioè l’indennità di licenziamento – per avviare una nuova impresa o associarsi in cooperativa.

Sul lavoro a chiamata basterà un SMS alla direzione del lavoro e non più una raccomandata, e sono stati tolti i paletti anagrafici. Qualche ritocco anche per l’articolo 18, in particolare per evitare le frodi, completa il quadro.

Piccola novità per le mamme lavoratrici: il buono baby-sitter potrà essere utilizzato anche per pagare asili-nido pubblici o privati.

Fonte: Senato