Chi aveva ingenuamente pensato che l’aumento dell’aliquota IVA dal 20 al 21% avrebbe avuto poco peso sul prezzo d’acquisto si sbagliava: secondo la Federconsumatori e l’associazione Adusbef, la Manovra Finanziaria porterà come effetti il rincaro dei prezzi fino al 7% del costo iniziale. Senza considerare i soliti furbetti che proveranno ad alzare di molto il prezzo di vendita utilizzando la Manovra come giustificazione per i clienti.

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Il rincaro previsto dalle due associazioni di consumatori dipende esclusivamente dall’aumento dei costi in filiera di produzione: l’Imposta sul Valore Aggiunto, infatti, non è vista né come un debito né come un credito per i produttori e i negozianti, ma incide anche su costi come energia, trasporto, imballaggio. Insomma, tutte spese che sarà il consumatore finale a pagare sul prezzo d’acquisto.

Quindi, acquistare un cappotto costerà circa il 3% in più rispetto allo scorso anno, mentre su un abito maschile o una maglia si prospetta l’aumento del 6% rispetto alla vendita prima dell’approvazione della Manovra Finanziaria. Ad essere colpiti dall’aumento saranno anche vini e prodotti alcolici, come ha dichiarato Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori:

«L’analisi dimostra che per molti beni fondamentali nella spesa della famiglia, oltre ai rincari diretti ci sono anche gli aumenti indiretti. Ed è facile pensare che il tutto si traduca in una ulteriore contrazione dei consumi che, oltre a danneggiare le famiglie, avrebbe effetti pesanti anche per le imprese in tre settori – abbigliamento, calzature e vino – considerati di punta per il made in Italy».

Ma non è tutto: secondo uno studio del Cer, l’aumento dell’IVA inciderà maggiormente sulle famiglie con un reddito basso, specialmente se queste sono costrette ad utilizzare tutto il patrimonio a disposizione per sbarcare il lunario. Il gap dell’incidenza tra famiglie agiate e nuclei familiari modesti risulta essere pari a circa il 60%.

Fonte: La Repubblica