Lile in Cucina nasce nel 2010 con l’intento di creare un luogo, un ristorante dove ci si possa sentire come a casa. Il menù propone una cucina classica di qualità, che cerca di raccogliere il meglio della tradizione regionale italiana ma che non rinuncia alla creatività. Il punto di forza di questo ristorante è che come ingredienti dei propri piatti utilizza solo prodotti di stagione collaborando con piccoli produttori e aziende locali, scegliendo spesso anche presidi slow food. L’ambiente è informale, fresco ed elegante allo stesso tempo.

Leonardo.it ha incontrato Ilenia Bratomi, giovane imprenditrice dal palato raffinato, che da anni è il cuore pulsante di questo ristorante e che ci ha raccontato tutti i segreti e i sapori di Lile in cucina.

Quanto è importante per un ristorante scegliere un menù che si basi su prodotti stagionali, sul km zero e sullo slow food?

“Non credo sia solo una moda, oggi è forse l’unica strada percorribile. La gente è sempre più attenta ai singoli prodotti, e insieme ai loro costi, sia quando fa la spesa sia quando va a mangiare fuori (il che capita sempre meno). Anche dal punto di vista del ristoratore puntare su materie prime di stagione garantisce la possibilità di offrirli a prezzi ragionevoli. Io stessa, da “cliente”, cerco di preferire i locali che hanno questo tipo di offerta.”

Secondo te la ristorazione è cambiata grazie al web?

“Di sicuro, e cambierà ancora. Oggi le foto postate su Instagram valgono più di molte recensioni e certi influencer della rete contano più dei critici gastronomici di una volta. Ovviamente bisogna sapere selezionare, anche online: non tutti quelli che si spacciano per esperti di “food” (come dicono loro) sono sempre fidati. Bisogna fare lo stesso con siti come TripAdvisor: i feedback dei singoli clienti su un ristorante o un albergo sono utili da consultare (io lo faccio sempre), ma la democrazia del web è sempre un’arma a doppio taglio.”

Ti senti più cuoca o imprenditrice?

“Non sono cuoca, anche se col tempo penso di avere acquisito qualche strumento in più, guardando il lavoro di uno chef “dall interno”. Credo sia una questione di imprinting: ho una madre che ha sempre cucinato molto bene (e lo fa anche a Lile in cucina con grande successo!), perciò quando mi metto ai fornelli cerco di imitarla il più possibile; non ho mai ceduto a un sugo pronto! Per quanto riguarda la mia attività, diciamo che mi sento una giovane imprenditrice, con tutto ciò che quell aggettivo comporta: la fatica di aprire un locale a meno di trent’anni avendo a che fare con tutta la nostra burocrazia, ma anche la soddisfazione di esserci riuscita così presto.”

Venendo nel tuo ristorante, Lile in cucina, cosa ci consiglieresti di assaggiare?

“Ci sono piatti che resistono agli anni, e continuano ad essere apprezzati dai nostri affezionati e da chi ci scopre per la prima volta: d’inverno i risotti, le polpette al sugo, il ganascino di vitello brasato, il baccalà con la purea di ceci e la cipolla di Tropea, la classica cotoletta alla milanese; d’estate i fiori di zucca fritti, la parmigiana di melanzane, le paste di Gragnano con pesce e profumi di stagione, la tartare di fassona piemontese. In più, cerco sempre di testare qualche novità: sono i nostri habitué a decidere se tenerla anche nei menu successivi!”

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