Ci sorride con un ghigno malefico ogni volta che ci guardiamo allo specchio; ci tormenta ogni volta che siamo nel camerino di un negozio d’abbigliamento; ci corrode silenziosamente dall’interno ogni volta che intraprendiamo un contatto relazionale. E’ l’ossessione della perfezione estetica, quella che ci osserva dalla tv, dalla pubblicità, dai giornali.

Quella inconsistente, sardonica, irreale, quasi ridicola. Perchè è soltanto un’idea, un miraggio, un’illusione. Perfette così come le vediamo sugli schermi e sulla carta stampata non ne esistono davvero; sono tutti risultati di ritocchi: di trucco, di bisturi, di Photoshop.

Non ci credete? Andate a rivedere il video pubblicato qualche tempo fa da Globaldemocracy.com, quello che in pochi secondi svelava i “segreti” del ritocco selvaggio a ogni costo. L’utilizzo degli effetti di luce (impietosi se messi male, esaltanti se posizionati a regola d’arte), il trucco stile impalcatura, per non parlare poi dell’editing dell’immagine. E vista così, questa presunta perfezione estetica cade rovinosamente.

Soltanto che noi tutti questi passaggi non li vediamo; noi vediamo solo il risultato finale, quello che ci fa convivere con insicurezza, autostima inesistente e diete perenni. E se invece, con un colpo di bacchetta magica, diventassimo come loro? Come le cover girl, le ragazze copertina tanto ammirate?!?

Ha risposto a questa domanda un noto sito di social news, trasformando quattro donne “normali” in autentiche cover girl. Il tentativo ha avuto un duplice effetto: da una parte ha dimostrato che il ritocco è l’unica strada verso la perfezione possibile per tutti; dall’altra ha lasciato uno strascico di tristezza incolmabile.

Perchè le ragazze una volta trasformate non si sono riconosciute affatto; e perchè una volta tornate “normali”, le cover-girl-per-un-giorno in qualche modo anelavano a tornare “perfette”. E questa è l’ennesima prova di come ci interessi di più assomigliare a modelli prestabiliti e riconosciuti, piuttosto che avere un’identità definita e soltanto nostra.

Sta qui la vera tristezza. E non posso non rendermi conto che anche io faccio parte di quell’esercito silenzioso di donne che soffrono per motivi totalmente inconsistenti. Perchè non riusciamo a guardarci con altri occhi?!?

photo credit: Insert Magazine via photopin cc