Dopo l’intervista con Fabio Fazio, per par condicio Repubblica è andata a incontrare anche Roberto Saviano, l’altro artefice del caso televisivo dell’anno: “Vieni via con me“. Lo scrittore ha rivelato le sue intenzioni per il futuro, con un obiettivo che però nulla a che vedere con la TV, ma nemmeno con il mondo della letteratura.

L’aspetto su cui è intenzionato a lavorare maggiormente Saviano è infatti concentrarsi su se stesso e sulla sua vita:

Cerco di finire il mio prossimo libro. A essere sinceri, il mio vero capolavoro non sarà fare un’altra “Gomorra” o una nuova trasmissione per milioni di persone ma cercare di ricostruirmi una vita. Ce la sto mettendo tutta, ma non so come andrà a finire.

Saviano ha anche stilato il suo personale bilancio di questa avventura televisiva che si chiuderà questa sera con l’ultimo dei quattro appuntamenti di “Vieni via con me“:

Un miracolo. Quando l’abbiamo scritto pensavamo a qualcosa di spurio, magari più adatto al teatro che alla televisione. Non ci aspettavamo questo successo. Quando un monologo ha un picco di 11 milioni di spettatori, più di una finale di Champions, è davvero una cosa incredibile.

Il merito dell’incredibile successo della trasmissione? Per Roberto Saviano non è suo, ma di Fazio:

Il merito del successo è suo. Un grande creatore di televisione. Con la sua esperienza, Fabio ha saputo creare l’alchimia giusta.

Ma Saviano non tornerà a fare televisione. Non a breve, almeno:

È stato bello, ma ora mi fermo. Esperienza durissima. Scrittura, prove serrate, memoria. E molta, troppa tensione che i dirigenti di Rai Tre ci aiutavano a sopportare. Non so se la ripeterò. Di sicuro non a queste condizioni. In una Rai come quella di oggi, mai più.