Tra i protagonisti della decima edizione del Romics festival di Roma, convention sul fumetto e cinematografia animata, c’è il personaggio più femminista e rivoluzionario dei manga e anime degli anni ’80.

Stiamo parlando di Lady Oscar, protagonista del manga “Versailles no bara” da cui è stato tratto il mitico anime “Lady Oscar la rosa di Versailles“, trasmesso in Italia per la prima volta nel 1982.

Il personaggio di Oscar François de Jarjayes è stato ideato quasi 40 anni fa dalla mangaka Riyoko Ikeda, che in questi giorni si trova in Italia ospite del Romics Festival. Ikeda descrive così la sua creazione:

Oscar è, e resta, un personaggio rivoluzionario nato in un’epoca dominata dagli uomini, in cui per le donne era molto difficile essere indipendenti. E ancora oggi resta un modello per tante bambine e ragazze… Questo mi fa piacere ma mi stupisce.

La storia è ambientata nel periodo che precede la rivoluzione francese, Oscar François de Jarjayes è figlia del generale François Augustin Reynier de Jarjayes, il quale però voleva avere un figlio maschio, così decide di crescere la figlia come se fosse un uomo. Oscar viene addestra all’uso delle armi e nominata comandante della Guardia Reale. Tra Oscar e la regina Maria Antonietta s’instaura una forte amicizia, ma a separarle sarà la rivoluzione, infatti Oscar abbandonerà la vita di corte per abbracciare la causa del popolo insorto, per poi morire durante gli scontri della presa della Bastiglia.

Allora le donne venivano disegnate tutte uguali, aggraziate e passive. Io volevo che il mio personaggio rispettasse la propria essenza.

Il successo di Oscar dipende dal fatto di essere a cavallo tra due mondi: Oscar è donna, ma anche uomo. È una donna che si è inserita in un mondo propriamente maschile, così come ha fatto la sua ideatrice Ikeda, che all’età di 24 anni lasciò gli studi di filosofia per il fumetto.

Ikeda ricorda così quegli anni:

I miei amici mi dicevano che ero matta e il mio editore mi sconsigliava di affidare un messaggio importante a una donna. Io invece ero certa che la storia di una ragazza che rinunciava ai sogni tipici delle donne per essere indipendente avrebbe colpito il cuore di molti. […] Prendevo la metà dei soldi di un autore uomo, si dava per scontato che prima o poi mi sarei sposata e fatta mantenere.

Ma lei ha resistito e insieme ad altre autrici ha fondato il “gruppo dell’anno 24“, un circolo che ha portato un’ondata di freschezza nel mondo del manga shojo (per ragazze) e ha creato il filone shonen-ai (storie di amicizia omosessuale tra ragazzi) oggi molto popolare.