Per rooming-in si intende la permanenza continuativa dei neonati accanto alla propria mamma dopo il parto, condividendo la stessa stanza di degenza presso la struttura ospedaliera.

Diversi studi sottolineano l’importanza per il bimbo di restare accanto alla madre senza limiti di orari, pratica utile per consolidare il legame tra madre-figlio che inizia nel grembo materno, il cosidetto bonding prenatale, reso più forte appunto da questo contatto prolungato. L’OMS e l’UNICEF sono senza dubbio a favore di questa tipologia di assistenza neonatale, che ha lo scopo anche di avvantaggiare l’allattamento al seno.

Ogni bambino nato a termine e da parto spontaneo senza complicanze, subito dopo la nascita dovrebbe essere quindi posizionato a contatto con la madre e attaccato al seno entro 30 minuti dal parto; inoltre, entrambe le organizzazioni suggeriscono che il neonato venga lasciato sempre vicino alla propria mamma durante la degenza in ospedale.

Il nido, secondo la società italiana di neonatologia, deve essere comunque mantenuto presso la struttura ospedaliera nonostante la pratica del rooming-in sia oramai diffusa, indispensabile in caso di parto con complicazioni o di fronte a un taglio cesareo per il quale la degenza è ovviamente più lunga.

Il rooming-in è quindi considerata una pratica molto utile, ma lungi dall’essere un obbligo dovrebbe invece rimanere una scelta della neomamma utile a farle guadagnare più fiducia in se stessa, costruendo così un rapporto genitore-figlio saldo sin da subito. Di contro, alcuni sostengono sia meglio che la mamma dopo il parto si avvalga della possibilità del nido, poiché la maggior parte delle puerpere sono provate o dallo sforzo fisico o dall’intervento chirurgico, e pertanto necessitano di riposo e del giusto recupero in vista del ritorno a casa.

A tal proposito i nidi aperti sono una giusta via di mezzo tra il rooming-in e i nidi chiusi. Infatti nel primo caso le mamme hanno la possibilità di avere libero accesso alla sezione nido, in qualsiasi momento del giorno, per allattare o accudire il proprio figlio; non avveniva certamente così negli anni passati, quando la mamma poteva entrare al nido per brevi periodi di tempo unicamente per allattare il piccolo.

Infine, chi sceglie di partorire a casa non può che optare per il rooming-in, ma ciò non toglie che anche in questo caso non si abbia il bisogno di un aiuto e di un’assistenza attraverso il neopapà o la nonna, poiché in ogni caso i primi giorni dopo il parto sono delicatissimi e non bisogna sottovalutarli.

Fonte: Blogmamma