In concomitanza all’arrivo della pillola abortiva RU-486 negli ospedali italiani, previsto per l’inizio del mese di aprile 2010, arrivano anche le modalità per la somministrazione del farmaco, firmate dal Consiglio Superiore di Sanità.

Dopo diversi dibattiti, pare si sia giunti a una conclusione: la somministrazione della pillola abortiva non potrà essere effettuata in day-hospital, ma sarà necessario il ricovero tra la prima e la seconda assunzione.

I motivi di tale preferenza sono spiegati dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che chiarifica:

In caso di interruzione di gravidanza per mezzo della RU-486, la donna deve essere trattenuta in ospedale o altra struttura prevista fino ad aborto avvenuto.

Tali tempistiche sarebbero puramente precauzionali, affinché la donna possa avere la sicurezza che il feto sia stato espulso completamente, tutelando in questo modo anche la salute psicofisica del soggetto.

Non mancano i contrari alle modalità di somministrazione; primo fra tutti il ginecologo torinese Silvio Viale che, oltre a lavorare nella regione in cui è partita la sperimentazione della RU-486 per tutta l’Italia, sostiene che la decisione di trattenere le donne in ospedale non ha motivo di esistere:

Un parere politico di non esperti (…) l’aborto non avviene con un intervento unico, ma attraverso due distinte somministrazioni di farmaci. E fra la prima e la seconda non c’è nessun bisogno clinico del ricovero. Anche in Toscana, dove il protocollo relativo all’Ru-486 prevede il ricovero ordinario, le donne non sono mai rimaste in ospedale fra la prima e la seconda somministrazione.