Non si fermano le polemiche legate alla pillola abortiva Ru486 e, ancora una volta, sembra che lo Stato voglia ostacolare la libera scelta delle donne. Come leggiamo su l’Unità, l’ultimo ostacolo riguarda la questione delle dimissioni volontarie da parte di quelle donne che hanno assunto la pillola abortiva e che, dunque, decidono di rinunciare al ricovero.

Già nelle scorse settimane vi avevamo annunciato che Renata Polverini, governatrice della regione Lazio, dopo le dimissioni volontarie della prima paziente ad aver assunto la Ru486, aveva predisposto il blocco della somministrazione della pillola abortiva in attesa di stabilire quali fossero gli ospedali adeguatamente attrezzati per lo scopo.

Ma ora, dopo le proteste di donne e associazioni, arriva l’ennesima doccia fredda che va a ledere la libertà di scelta delle donne. Eugenia Roccella, sottosegretaria al ministero della Salute, ha infatti dichiarato:

Rispettiamo l’autonomia delle amministrazioni. Noi segnaliamo però che chi dovesse applicare protocolli clinici che ammettono le dimissioni volontarie della donna dopo l’assunzione della prima pillola vanno incontro a irregolarità. Abbiamo comunicato alle Regioni che esiste una criticità amministrativa che potrebbe determinare dei problemi sul piano del rimborso della prestazione da parte del servizio pubblico.

Si può parlare di ricatto? Come dire: a tutte le strutture che consentiranno alle donne di scegliere se ricoverarsi o firmare le dimissioni dopo aver assunto la Ru486, saranno negati i rimborsi previsti per il servizio.

Parole, quelle della Roccella, che scalfiscono l’indipendenza delle amministrazioni ma, soprattutto, quella delle donne incinte che, per i motivi più diversi, hanno deciso di interrompere la gravidanza.