Le parole dei neoeletti governatori del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota, pronunciate subito dopo l’arrivo in Italia delle prime confezioni di RU486, la pillola che consente un aborto farmacologico senza necessità di intervento chirurgico, hanno scatenato in queste ore una nuova bufera sulla questione.

Studieremo un modo per non farla arrivare negli ospedali Veneti. La RU486 banalizza una procedura così delicata come l’aborto, lascia sole le donne e deresponsabilizza i più giovani.

Lo ha dichiarato Zaia, facendo eco alle precedenti affermazioni del leghista neogovernatore del Piemonte Cota, e ricevendo il plauso della Chiesa, espresso in particolare da Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita.

Ma al governo non sono tutti d’accordo come sembrerebbe: il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha infatti annunciato, dopo Pasqua, l’istituzione di un tavolo per discutere sulle linee guida e sul monitoraggio della pillola abortiva.

C’è un punto fondamentale: come ha sottolineato anche il presidente del Pd, Pierluigi Bersani, l’autorizzazione circa l’uso di un farmaco, una volta che quest’ultimo è stato approvato dall’Aifa, non è di competenza delle Regioni. Queste ultime decidono semplicemente alcune modalità di somministrazione, ad esempio posso dettare linee guida circa la scelta tra ricovero o day hospital.

E di non avere competenza i due neogovernatori lo sanno benissimo, per cui cresce forte il sospetto che siamo di fronte più a dichiarazioni pubblicitarie, magari per far contento l’elettorato cattolico, che non a effettive volontà concrete.

Voi che ne pensate, è propaganda politica o un intento reale?

Intanto, segnaliamo quanto dichiarato da Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo):

La RU486 è uno strumento per l’interruzione di gravidanza. Se assunta nel rispetto del protocollo della legge 194 non favorisce il ricorso e non aumenta i casi di aborto. Così come l’intervento chirurgico è uno strumento che si affianca alla 194. Dal punto di vista scientifico non è nient’altro che una terapia medica, l’importante è che il ricorso a questo strumento venga fatto rispettando in pieno il protocollo previsto dalla legge sull’interruzione di gravidanza.