Ferve l’attesa, com’è giusto che sia, in vista del 3 ottobre, giorno dell’udienza per Silvio Berlusconi per il caso Ruby Rubacuori, in cui il premier è accusato di concussione e prostituzione minorile. Ma la questione, che si sta trascinando ormai da molti mesi, sembra ricevere l’ennesima battuta d’arresto. Questo perché la Camera dei Deputati ha voluto sostenere la tesi che Berlusconi credesse veramente che Ruby fosse la nipote di Mubarack.

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In questo modo, la Camera ha interferito con il potere giudiziario, che in Italia è indipendente dagli altri organismi di potere, causando una reazione a catena. Tanto che la procura di Milano si è rivolta alla Corte Costituzionale, per verificare appunto la costituzionalità di quest’atto. La procura si sta costituendo parte di fronte alla Consulta per chiedere che il conflitto sia dichiarato infondato e la concussione non sia un reato di natura ministeriale.

In altre parole, secondo la Camera, il premier avrebbe cercato di tutelare il prestigio dell’Italia, salvaguardando quella che credeva la famiglia di un altro capo di stato. Eppure, la legge dovrebbe essere uguale per tutti, per cui la procura ritiene che la presunzione per il reato di concussione ci sia tutto e non deve essere valutato in maniera speciale, come si legge nel documento presentato dal legale della procura milanese:

«La regola è che i membri del Governo devono essere giudicati dalla magistratura ordinaria al pari di tutti i cittadini.»

Ormai questa vicenda giudiziaria assume quasi i contorni di una telenovela, in cui si susseguono giustificazioni, accuse e smentite mediatiche e persino la televisione assume il ruolo di accusatrice: in un’intervista a Ruby degli ultimi mesi, ci potrebbe essere il materiale che testimonierebbe che, secondo la protagonista del Rubygate, mentre la prostituzione minorile non si sarebbe verificata, altrettanto non sarebbe accaduto per il reato di concussione.

Fonte: La Stampa.