Anche se il processo a Silvio Berlusconi per prostituzione minorile è attualmente sospeso fino al 31 maggio, le ormai arcinote intercettazioni telefoniche non smettono di svelare dettagli interessanti.

Sono emerse, per esempio, alcune conversazioni avvenute a ottobre del 2010 tra Ruby Rubacuori e il suo legale Luca Giuliante, da cui si evincerebbe una fitta rete di accordi in vista dello scoppio del sexgate tra la minorenne marocchina e il pool difensivo di Silvio Berlusconi.

Galleria di immagini: Le ragazze de L'Olgettina

In una telefonata Giuliante dice:

“Tu, Ruby, secondo me non ne esci male, è più problematica la posizione dello zio Silvio, col quale io spero di poter parlare al più presto per fare un attimino il punto della situazione (…). Per forza, bisogna informarlo (…) quello che è confluito nei verbali ci mette in difficoltà, ma non ci mette in pericolo. E poi, parliamoci chiaro, lui è un uomo adulto e se le sceglie queste cose”.

All’epoca a cui risalgono questi dialoghi, l’avvocato Giuliante doveva essere teoricamente l’unico, insieme alla sua assistita Karima el Marough (il vero nome di Ruby) e ai pochi altri testimoni, a sapere dell’indagine in corso.

I magistrati di Milano avevano infatti convocato più volte la ragazza, la quale aveva raccontato senza alcun freno dei festini a luci rosse che avvenivano all’interno della villa di Arcore, e delle ricompense ricevute dal Presidente del Consiglio in cambio delle prestazioni sessuali fornite dalla minore.

Sarebbero invece intercorsi accordi in vista del processo, con tanto di scambio di memorie difensive da far imparare a memoria ai vari testimoni (quindi a Ruby, ma anche a tutte le “Olgettine”), in modo da dare un’immagine univoca circa l’assoluta normalità delle serate ad Arcore.

In un’altra telefonata del 7 ottobre Giuliante conferma a Ruby di essere sulla buona strada per potersi chiarire con Berlusconi:

“Quando mi convocherà, io gli esporrò quello che sta accadendo in modo tale che poi ci diamo tutti quanti una regola su come muoverci (…). Se siamo su una barca e c’è il mare mosso, per superarlo non bisogna buttare nessuno a mare (…). Sarò, come dire, il tuo capitano Nemo”.

Ruby sembra aver compreso la gravità della situazione e in undialogo dice:

“È inevitabile perché una volta che hanno l’evidenza non puoi negare davanti l’evidenza… C’avevano le foto con la Minetti, con la Carfagna, io non potevo negare niente. Poi le affermazioni della Michelle, della Pasquino, che tutte hanno parlato di me come papi-girl, capito? (…) Domani ti mando quella lì che l’abbiamo finita e tu parla con Lele, parla con lui direttamente, vede cosa potete fare. Perché veramente non so come uscirne”.

L’avvocato la rassicura:

“Tu secondo me non ne esci male, è più problematica la posizione dello zio eh, lo zio col quale io spero di poter parlare al più presto per poter fare un attimino il punto della situazione. Per forza, bisogna informarlo, Ruby, bisogna informarlo, almeno sapere che cosa succede, credo che anche lui si debba preparare a un certo punto, poi magari non succede, siamo tutti contenti, ma avere un contraccolpo mediatico da questa vicenda”.

Ruby Rubacuori e Silvio Berlusconi sarebbero quindi sulla stessa barca, per l’avvocato Giuliante, che sembra alludere a una possibile convenienza per entrambi nel raggiungere una versione condivisa dei fatti.

Chissà cosa ne pensano i magistrati di questi scambi telefonici tra imputato e vittima? Ruby potrebbe infatti chiedere i danni per quanto subito come minore coinvolta in un giro di prostituzione, ma secondo le dichiarazioni pubbliche del suo legale, non sarebbe intenzionata a farlo. In ogni caso alla luce di questi dialoghi pre-processo, la decisione di non costituirsi parte civile, palesata alla prima brevissima udienza del processo, era quindi piuttosto prevedibile.