Nonostante la luce dei riflettori dei media abbia scelto ormai altri lidi, il caso Ruby Rubacuori è lontano dall’essere risolto. Silvio Berlusconi dovrà presentarsi in tribunale il prossimo 6 aprile, quando inizierà il processo per concussione e prostituzione minorile. Nel frattempo, torna in voga l’ipotesi che Ruby, la marocchina implicata nello scandalo, sia la nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak.

Sulla vita di Ruby, Karima El Mahroug all’anagrafe, si è detto di tutto. Gran parte delle informazioni trapelate sono state smentite o, comunque, presentano delle lacune. A partire dalle violenze subite dal padre, confessate dalla giovane nell’ormai introvabile intervista a Kalispera e pare smentite dal genitore, fino all’anno di nascita, di cui Il Fatto Quotidiano avrebbe scovato un tentativo di falsificazione da parte di ignoti.

Galleria di immagini: Ruby Rubacuori a Kalispera

A riproporre l’ipotesi della parentela con Mubarak è Maurizio Paniz, uno dei legali dell’impero Berlusconi e padre della proposta sulla prescrizione breve. Intervistato dai giornalisti di Repubblica, l’uomo ha così risposto alle domande in merito ai legami di sangue della El Mahroug, già ampiamente confutati in questi mesi:

“Confermo. È frutto di un mio convincimento e di una corretta lettura degli atti. Metta testuale per favore. […] Ribadisco che Ruby poteva essere ritenuta parente. Metta testuale, per favore”.

In altre parole, sembra che l’impianto difensivo del Premier voglia rinnovare la tesi che vedrebbe Berlusconi davvero convinto dell’illustre parentela di Ruby, nonostante le intercettazioni pubblicate qualche settimana fa ammettessero il contrario.

Per quanto riguarda il processo breve, invece, Paniz esclude ogni relazione fra la proposta di legge e la persona del Presidente del Consiglio. L’Unità, tuttavia, qualche tempo aveva lanciato un grido d’allarme, sottolineando come l’identikit del beneficiario di tale norma fosse pressoché sovrapponibile alla figura di Berlusconi. Non resta che attendere, perciò, le evoluzioni giudiziarie e legislative di tali ambiti, per scoprire a chi effettivamente verrà concessa la ragione.

Nel frattempo, a gettare benzina sul fuoco ci pensa Lele Mora, l’agente dei VIP anch’esso implicato nel Rubygate. L’uomo, nonostante tempo fa avesse dichiarato di voler proteggere la marocchina tramite l’affido, è tornato sui suoi passi affermando:

“È una t***a pericolosissima.”