Si lascia andare a dichiarazioni il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, in merito alle eccezioni preliminari presentate dai legali del Premier Silvio Berlusconi. Il processo, legato al Rubygate, è stato aggiornato al 18 luglio e, come sostiene lo stesso procuratore, la notte del 27 e il 28 maggio 2010 ci fu un vero e proprio attacco militare alla questura di via Fatebenefratelli a Milano.

Galleria di immagini: Ilda Boccassini

Nel caso che li lega alla giovane Karima el Mahrough, conosciuta come Ruby Rubacuori, sono coinvolti Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede. La prima, in particolare, quella notte si presentò in questura per prelevare la giovane marocchina. Come sostiene la Boccassini il processo non è un attacco contro Berlusconi, ma serve ad accertare i legami che coinvolgono tutti i protagonisti indagati per il reato di induzione alla prostituzione minorile e il ruolo di Ruby nella vicenda.

La giovane, all’epoca minorenne, fu recuperata dalla questura a opera di Nicole Minetti su richiesta di Berlusconi dopo uno scambio serrato di telefonate intercorse tra i due, e tra lo stesso Premier e la questura di Milano. Ma come sostiene lo stesso magistrato Boccassini:

“Non troverete alcun atto in cui si dice che un elemento di prova è uno dei 64 contatti (telefonici n.d.r.) di Ruby con il Presidente del Consiglio”

Nonostante la pressione da parte dei legali del Premier, che vorrebbero un passaggio di competenze territoriali da Milano a Monza, la Boccassini identifica la questura di Milano come il luogo dal quale è partita tutta la vicenda. Circoscrivendo quindi la competenza alla città meneghina.

La posizione di Berlusconi ora si complica ulteriormente dopo i risultati del recente referendum che, di fatto, annullerebbero il legittimo impedimento del quale non potrebbe più avvalersi per i processi legati al Rubygate e al caso Mills.